TUTTO SU MIA MADRE

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NOTE DI REGIA

 

C’è un verso di Rilke che recita più o meno: “Lo scopo della vita è fallire in imprese sempre più grandi”. Da un lato ci suggerisce che qualunque traguardo si raggiunga, questo ha in un certo senso il destino segnato; e dall’altro, che il senso del viaggio, nel migliore dei casi, rappresenterà soltanto il tentativo di spingere la carretta un po’ più avanti. Ma questo dipende soltanto dalle regole di rigore che ognuno s’impone e dalla determinazione con cui cerca di eseguirle. I più determinati corrono il rischio di sembrare ottusi, e magari lo sono. Ma cosa rende una persona quella che è se non le scelte che fa nelle situazioni in cui si trova? (...)

Lo spettacolo prende un po’ di distanza dal film: il testo di Adamson dà un andamento quasi onirico ed Esteban diventa una figura Kantoriana, una specie di Virgilio che prende lo spettatore per mano e gli fa fare un viaggio nel suo taccuino, un luogo in bilico fra la realtà e l’immaginazione, in cui sono appuntate tutte le idee per scrivere un’opera teatrale su sua madre e il cui titolo sarebbe appunto TUTTO SU MIA MADRE. Sono tanti i temi affrontati in questa storia. Si parla di maternità, paternità, omosessualità, uomini che diventano donne, nonne che diventano madri. Si parla fortemente di teatro, cinema e scrittura; di malattia, di droga, aids, di trapianti, donazione di organi, d’amore e di morte. Un dolore di fondo, filtrato da una visione ironica dell’esistenza stessa. E alla fine viene fuori un modello di famiglia anticonvenzionale, in cui l’unica cosa che conta e l’amore che si è in grado di dare a un’anima innocente. È il trionfo del melodramma inteso come grandi sentimenti, e come tale basta spingere appena il pedale del pathos per scivolare nel melodrammatico. Per fortuna, a fare da paracadute c’è il gioco, la leggerezza, l’ironia e il ritmo serratissimo. L’opera teatrale, ancora più del film, è un grande omaggio alle donne, al teatro e all’arte delle attrici. E non tanto per le citazioni dal film EVA CONTRO EVA, o per le scene ambientate fra camerino e palcoscenico su cui Huma Rojo recita UN TRAM CHIAMATO DESIDERIO, quanto per l’alternanza di momenti di autenticità, a momenti in cui si sospende la credibilità e lo spettatore è indotto alla riflessione. Perché, in quest’epoca buia, il teatro rimanga un luogo dentro cui poter ricostruire le domande alle mille risposte che pensiamo di possedere; perché aiuti l’uomo a stare con l’uomo; lo incoraggi a prendere parte a una comunione, a un rito collettivo; perché attraverso lo spaesamento e lo spiazzamento dai luoghi comuni possa capire cosa diavolo sta succedendo in questo mondo. Se il teatro non si riappropria di questa necessità, rischia di livellarsi a un mistificante modello d’intrattenimento televisivo, ripetitore di ovvietà. E a quel punto, chi sta facendo di tutto per affossare quest’arte, si sentirà autorizzato a credere di aver avuto ragione di farlo. Quando ci limitiamo - saggiamente - a ciò che ci pare possibile, non avanziamo mai di un passo. Questo lavoro è dedicato a chi persegue l’obiettivo di fallire in imprese sempre grandi.​

FONDAZIONE TEATRO DUE DI PARMA

TEATRO STABILE DEL VENETO

TUTTO SU MIA MADRE
di Samuel Adamson
da Pedro Almodovar



regia LEO MUSCATO
scene ANTONIO PANZUTO
costumi ANTONIO PANZUTO
disegno luci ALESSANDRO VERAZZI
suono DANIELE D’ANGELO



con
ELISABETTA POZZI
ALVIA REALE
EVA ROBIN’S
PAOLA DI MEGLIO
ALBERTO FASOLI
SILVIA GIULIA MENDOLA
GIOVANNA MANGIÙ
ALBERTO ONOFRIETTI