NABUCCO

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APPUNTI PER UNA MESSA IN SCENA

di Leo Muscato


(...) Da subito ci è stato chiaro che per raccontare questa storia dovevamo portare il visivo a un’essenza. Era necessario trovare una cifra estetica che consentisse un’astrazione da qualunque proposito di fedeltà storica, e che allo stesso tempo fosse una sintesi sufficiente a caratterizzare la differenza fra un popolo conquistatore e un altro costretto ai lavori forzati.
Siamo andati alla ricerca d’immagini che ritraessero le guerre degli ultimi cinquant’anni in Medioriente e abbiamo fatto una delle tante scoperte dell’acqua calda che ogni tanto in teatro ci riconducono allo stupore dei bambini: le forme di molti abiti tradizionali di quelle terre, conservano ancora oggi lo stesso carattere che avevano 2500 anni fa. A un certo punto ci è stato chiaro che sarebbe bastato scegliere soltanto il tipo di armi di cui dotare i babilonesi, per connotare temporalmente l’azione. Con dei fucili e dei Kalashnikov avremmo dato al tutto un sapore più contemporaneo. Abbiamo optato per archi, frecce, spade e corazze, per rimanere più fedeli alla distanza temporale indicata nel libretto. Ma non abbiamo rinunciato a un sapore più vicino ai nostri tempi nella qualità di relazione e comportamento fra i personaggi.

Ogni monumentalità decorativa è stata bandita: lo spazio è una grande scatola che ci permette di raccontare, a seconda delle esigenze, due mondi molto diversi l’uno dall’altro. Quello degli ebrei è decisamente scuro, rischiarato dal fuoco, segno del divino. Quello Babilonese, invece, ostenta ricchezza, ma lo fa in maniera spartana, con dei muri che trasudano oro, e che si caratterizzano per certe durezze esaltate dagli angoli retti che li compongono.

L’opera non è divisa in atti, ma in “parti”; ciascuna ha una titolo ed è accompagnata da una citazione tratta dal Vecchio Testamento. Ogni avvenimento è condensato nell’arco di pochi attimi e per questo molte scene hanno un carattere statico, in alcuni casi dei veri e propri tableaux. Noi abbiamo fatto di tutto per dare allo spettacolo un sapore più cinematografico conferendo all’azione un ritmo serrato, e una recitazione quanto più vicina possibile alle qualità relazionali che la gente ha nella vita reale. Il coro stesso non è concepito come una massa, ma come un insieme di uomini e donne l’uno diverso dall’altro, legati da una sorte comune.
Siamo insomma partiti dall’interno per arrivare all’esterno. Abbiamo analizzato i comportamenti umani e li abbiamo trasformarli prima in azione e poi in immagine. Adesso speriamo solo che tutto questo si trasformi in emozione.

TEATRO COMUNALE DI FIRENZE

 

NABUCCO

musiche di Giuseppe Verdi

 

 

 direttore RENATO PALUMBO

 

regia LEO MUSCATO

scene TIZIANO SANTI

costumi SILVIA AYMONINO

luci ALESSANDRO VERAZZI

 

assistente alla regia ALESSANDRA DE ANGELIS

assistente alle scene ALESSIA COLOSSO

 

foto di scena MARCO BORRELLI

 

 

Nabucco DALIBOR JENIS

Ismaele LUCIANO GANCI

Zaccaria RICCARDO ZANELLATO

Abigaille ANNA PIROZZI

Fenena ANNALISA STROPPA

Gran Sacerdote DARIO RUSSO

Abdallo ENRICO COSSUTTA

Anna VALERIA SEPE

 

con gli attori:

SILVIA FRASSON, SILVIA BENVENUTO, ERMELINDA PANSINI, CAMILLA BONACCHI, ROBERTO ANDRIOLI, MAURO BARBIERO, DAVIDE LIVORNESE, SILVIO

 

 

Orchestra e Coro del MAGGIO MUSICALE FIORENTINO

Maestro del Coro LORENZO FRATINI



allestimento del

TEATRO LIRICO DI CAGLIARI 

ENTE CONCERTI "MARIALISA DE CAROLIS" SASSARI

 

Spettacolo vincitore PREMIO ABBIATI 2012 - "Miglior Regia"