LA BOHÈME

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Macerata Opera Festival - SFERISTERIO

21, 27 luglio - 5, 10 agosto 2012

BOHÈME

libretto di ILLICA & GIACOSA

musiche di GIACOMO PUCCINI



direttore PAOLO ARRIVABENI



regia LEO MUSCATO
scene FEDERICA PAROLINI
costumi SILVIA AYMONINO
luci ALESSANDRO VERAZZI
coreografie MICHELA LUCENTI

con
CARMEN GIANNATTASIO
FRANCESCO MELI
DAMIANO SALERNO
SERENA GAMBERONI
ANDREA CONCETTI
ANDREA PORTA
ANTONIO STRAGAPEDE
LUCIO MAUTI
ALESSANDRO PUCCI
ROBERTO GATTEI
GIANNI PACI



e con

BALLETTO CIVILE



assistente alla regia ALESSANDRA DE ANGELIS
maestro del coro DAVID CRESCENZI


Fondazione Orchestra Regionale delle Marche
Coro Lirico Marchigiano "V. BELLINI"
Complesso di palcoscenico di "BANDA SALVADEI"
Coro di voci bianche "PUERI CANTORES
"

 

Spettacolo vincitore PREMIO ABBIATI 2012 - "Miglior Regia" 

 

TRADIMENTI DI BOHÈME

di Leo Muscato



(...) Nella nostra messa in scena, l’archetipo simbolico slitta nel soggetto storico che ha animato il maggio francese; ed è qui che tradiamo. Perché, nonostante l’epoca di barricate e di sampietrini divelti, non era certo intenzione di Murger fare dei suoi quattro bohémiens dei rivoluzionari protosocialisti antelitteram. Abbiamo tradito, sì, ma cercando parentele.
I nostri protagonisti, vivono e agiscono una delle più grandi rivoluzioni culturali del ‘900, decisamente diversa dalla scapigliatura, ma altrettanto dirompente. E poiché nei primi due quadri li vediamo allegri, divertiti, divertenti e spensierati, non riusciamo a immaginarceli con i libri di Althusser e di Marcuse nelle tasche. Pensiamo a loro piuttosto come a quel folto numero di giovani che ha animato il Sessantotto nei suoi aspetti di rivoluzione diffusa, culturale e di costume. È così che li abbiamo immaginati.
Mimì invece. Lei no. Non tradiamo la grisette dei fiori finti di Murger, né quella pucciniana, né questa che portiamo in scena e che lavora in una fabbrica che le insozza i polmoni sino a condurla alla morte.
Lei è soggetto storico privilegiato, non astratta categoria dell’anima, ma categoria sociale, semmai. Classe. Quella che nella seconda metà dell’800 si trova assembrata nelle fabbriche grigie di fumi velenosi e nei sobborghi mefitici delle metropoli industriali.
Lei è il movimento reale delle cose, è il sacrificio umano che sorregge l’impalcatura di pensiero rivoluzionario che si muove lungo i binari della storia. E se in questa messa in scena, Rodolfo, Marcello, Schaunard, Colline e Musetta sono forse pretestuosamente “sessantottini”, Mimì è invece la mia scelta d’elezione. Era operaia e ultima ai tempi di Murger, di Puccini; è un’operaia che crepa in questa messa in scena; è la morte bianca che affolla i nostri tempi.
Il movimento reale, la storia non lo scalza, proprio perché è carne, e sangue, e morte, in taluni casi. È stata Mimì a trascinarsi dietro tutti gli altri, noi compresi, per andare a posizionarsi proprio là dove la storia del ‘900 ha tentato la rivoluzione, riuscendovi solo a metà. Noi le abbiamo solo dato retta.