ESTRATTI DI RECENSIONI - TUTTO SU MIA MADRE

​IL MESSAGGERO 20.11.2010

LA VITA, CHE FORZA

APPUNTAMENTO TOCCANTE CHE FA BRILLARE POZZI, REALE ED EVA ROBIN’S
di Rita Sala



(…) C’è anima, nello spettacolo diretto da Leo Muscato. Un’anima forte nutrita di cuore. E il tema della maternità, svolto dalle colorate figure almodovariane, s’impone agli spettatori senza riserve, con la naturale impudenza legata alle situazioni estreme che il regista spagnolo ama. Omosessuali, trans, eterosessuali, suorine confuse, borghesi redenti, adulti tormentati, ragazzi drogati e creature incapaci di scegliere un’unica via per i loro sensi. Tutto è ben miscelato in un evento che sì, scenograficamente usa la tecnica cinematografica, con quadri successivi montati e smontati a vista, ma s’impone come teatro, arte di copresenza, carnalità, passione.

Una grande Pozzi, nei panni della Manuela ingravidata da un marito trans ancora dedito a rapporti con le donne, scopre alla fine che il bambino di una giovane religiosa caduta in tentazione è fratello del proprio figlio, un’altra creatura generata da Lola, marito, padre, femmina a metà, creatura infetta, angelo della morte. Attorno a lei, che cerca il senso profondo di quanto accade, la disperazione di Huma, la diva (una splendida Alvia Reale, fra Bette Davis e Nuria Espert, Rocio Jurado e Carmen Maura); la solitudine della piccola, tremenda amante di lei, tossicodipendente e attrice per forza; lo humour di Agrado, un travestito pieno di allegria che dispensa “servizi” anche solo per sollevare un amico dalle fatiche del lavoro... Che mondo. Buttatevici dentro a capofitto.





LA STAMPA, 30.11.2010

UN TRAM CHIAMTO ALMODOVAR

di Masolino D'Amico



Arrendendosi al fatto che la maggior parte dei migliori scrittori per lo spettacolo si sia modernamente dedicata al cinema, il teatro ripropone il cinema coi propri mezzi, e talvolta con risultati non banali. L'ultimo caso è l'adattamento di Samuel Adamson del premiatissimo film di Pedro Almodovar Tutto su mia madre (...) 

Benché più lento del film (150' contro 110'), non potendo contare sugli stacchi e tendendo ad allargarsi, lo spettacolo fila, ben organizzato, com'è nella duttile scenografia di Antonio Panzuto, con una gradinata sfumata che ogni tanto compare nello sfondo a sottolineare il teatro così spesso citato. L'attrice si esibisce infatti nel Tram chiamato desiderio, testo mitico per il ragazzo morto e per sua madre. Eccellenti interpreti tra cui Elisabetta Pozzi (la madre) e Alvia Reale (l'attrice), tengono sobriamente testa al loquace trans della irresistibile Eva Robin's.





LA REPUBBLICA, 20.11.2010

TEATRO. MAMMA, FIGLIO E UN CARICO DI EMOZIONI.

di Rodolfo Di Giammarco

Anche chi non ama il mèlò, si è emozionato davanti alla riscrittura (di 145’) di tutto su mia madre di Samuel Adamson dal film (di 101’) di Almodovar, a ogni ingresso di Esteban (Alberto Onofrietti, anche “padre” di sé, Lola), il figlio morto 17enne di Manuela (Elisabetta Pozzi), mamma che lo evoca in un’odissea identitarietà, riservando, pure lei, lati toccanti. Il pregio del lavoro del teatro Due e dello Stabile del Veneto è di far sentire - anche con la scatenata transessuale (Eva Robin’s) - la dignità di sessi, malattie, paternità/maternità, e sentimenti, con una regia di Leo Muscato che valorizza l’immaginario. Coi sensi di un’attrice fra Williams e Lorca (Alvia Reale), con donne che creano prole, angoscia e amore.





CORRIERE DELLA SERA, 28.11.2010

LE COMMOVENTI SCATOLE CINESI DI ALMODOVAR
di Magda Poli



(…) La regia ideativa e misurata di Leo Muscato, si rivela un commovente, divertente e coinvolgente sistema di scatole cinesi di segni e significati: sulla dialettica maschile-femminile, sulle dinamiche del sesso e del sentire, sull’essere e sull’apparire. E nella scatola più nascosta vi è la donna, e non solo chi lo è per nascita, da scoprire nei molti colori della sua fragilità che è anche la sua forza, della sua capacità di dedizione e di condivisione, del suo saper guardare in faccia la realtà e fare, della sua tenacia nel dar concretezza e vita a fantasie e altri impossibili. (…)





PAESE SERA, 19.11.2010

AL TEATRO ELISEO VA IN SCENA “TUTTO SU MIA MADRE”

di Paola Aspri.



(…) La regia autentica di Leo Muscato, hanno fatto della pièce un inno alla femminilità tradita e che si ritrova nella solidarietà del suo sesso. La riuscita però di un testo che è fedele alle dinamiche narrative di Almodovar lo si deve anche alle attrici, coralmente attente ad esternare una recitazione vibrante, non stereotipata e tecnica, ma accompagnata dalle passioni di interprete e di donna, rimanendo così fedeli all’humus del regista spagnolo che ha sempre dato spazio ad entrambe le voci narrative. Elisabetta Pozzi che ricopre il personaggio di Manuela (nel film era Cecilia Roth), è una mamma che ha perso il senso della sua esistenza dopo la morte del figlio Esteban che ricercava la verità su suo padre, ma è anche una donna in fuga dal suo passato, da un marito amato che ha cambiato se stesso per la sua voglia di trasgressione, costretta a ripercorrere il suo trascorso per dare una spiegazione a lei e ad un figlio che dall’aldilà reclama una sincerità negata in vita. La Pozzi riesce ad entrare pienamente nel ruolo e lo mette al servizio del gruppo di colleghe, pur rimanendo implosiva, per poi alla fine esternare con rispetto il dolore celato dal pudore della sensibilità femminile del suo carattere. Perfetta nella sua parte Eva Robin’s giocosamente attenta a mettere in risalto le doti trasgressive e kitch del suo Agrado, un trans che insegue una perfezione fisica dimostrata con generosa ironia in un assolo con il pubblico, quando elenca quanto costa rifarsi tutta. Eccezionale Alvia Reale, un interprete che risulta essere insieme a Eva Robin’s quella più convincente, caratterizzando pienamente la parte di Huma Rojo (nel film era Marisa Peredes), un’attrice famosa condizionata dal suo amore per Nina, la giovane attrice eroinomane. Non da meno Silvia Giulia Mendola, una Suor Rosa, timidamente in parte che evoca una realtà inedita e che va ad accompagnarsi a quella di Manuela, sviscerando così una recitazione attenta e interiorizzata rispetto alle altre caratterizzazioni. Mascolinizzato a dovere il personaggio di Nina, vestito da una energica e brava Giovanna Mangiù.  Convincente Alberto Onofrietti, un Esteban che si unisce adeguatamente alle atmosfere emotive della narrazione drammaturgica, risultando perfetto anche nel ruolo di Lola. Bravi anche Paola Di Meglio, Alberto Fasoli. La regia di Leo Muscato è ben equilibrata, che si divide tra il teatro e il cinema e lascia spazio alla versatilità delle sue attrici che non tentano minimamente di superarsi l’una con l’altra, ma rimangono ad ascoltare e a valorizzare le fragilità dell’essere umano, regalando una buona visione della realtà contemporanea. Da vedere. 





CORRIERE DELLA SERA, 25.11.2010
NEL MONDO INCERTO DI ALMODOVAR
di Paolo Petroni

Un mondo al limite, di personaggi ambigui che si mettono maschere, esemplari di una modernità disperata alla ricerca di sé, nell’incertezza sessuale, nella confusione tra sesso e sentimenti, in un intrecciarsi di situazioni abbastanza incredibili. È qui il punto di questo spettacolo, che può spiazzare il pubblico, essendo per un verso assolutamente realistico e, dall’altro, da leggere decisamente come una metafora, perché solo allora acquista una profondità e una carica emotiva, magari melodrammatica.

(…) Lo spettacolo dal vivo si rivela metafora forse più coinvolgente del film (...)





IL TEMPO

A TEATRO NON SI RIMPIANGE ALMODOVAR

di Tiberia De Matteis

È in questi giorni all'Eliseo il più che valido risultato dell'ambizioso progetto di trasporre sul palcoscenico un capolavoro indiscusso della cinematografia come «Tutto su mia madre» di Pedro Almodóvar che ha commosso le platee internazionali. Grazie all'ottimo adattamento di Samuel Adamson, a partire dalla sceneggiatura originale, e soprattutto al mirabile e trascinante affiatamento di un quartetto femminile composto da Elisabetta Pozzi, Alvia Reale, Eva Robin's e Paola Di Meglio, dirette da Leo Muscato, non si rimpiangono le bizzarre e coinvolgenti atmosfere della pellicola né la velocità, il montaggio analogico e i primi piani del linguaggio filmico. Il lavoro parte in sordina e decolla lentamente, lasciando tempo e modo agli spettatori di affezionarsi alle protagoniste che ripercorrono le avventure delle corrispondenti eroine di celluloide, ma le raccontano nella forma distesa, autentica, empatica e irripetibile che solo lo spettacolo dal vivo può assicurare.





L’UNITÀ, 20.11.2010

UN INNO ALLE DONNE DI ALMODOVAR

di Francesca De Sanctis



(…) Ma lo spettacolo, al contrario delle aspettative, vive di vita autonoma. E man mano che va avanti, trascina lo spettatore, fino a fargli dimenticare quei volti ai quali Almodovar ci aveva abituati. O meglio: fedele alla trama, la riscrittura teatrale di Samuel Adamson e la regia di Leo Muscato accentuano certi aspetti che in questo caso diventano centrali. Tutto lo spettacolo, infatti, è un omaggio alle donne e al teatro stesso. 

I temi affrontati, in realtà, sono tanti: si parla di maternità e paternità, di omosessualità e di uomini che diventano donne, di amore e di morte. Ecco perché il rischio di mescolare tutto senza un ordine era concreto. Invece, sia Almodovar che Muscato concatenano gli eventi perfettamente attorno a Manuela, qui meravigliosamente interpretata da Elisabetta Pozzi.

CORRIERE DI BOLOGNA, 23.01.2011

LE VERITA’ DELLE MADRI: LEO MUSCATO PORTA ALMODOVAR A TEATRO
di Massimo Marino


(…) Nello spettacolo visto al teatro Comunale di Ferrara la scommessa appare vinta: la storia, grazie soprattutto agli interpreti e al felice tocco del regista, decolla, con la sua sferzante ironia, con i suoi sguardi sugli abissi del dolore e della disperazione, trattenuti da una superiore voglia di vivere e di rischiare. (...)
C’è tanto teatro nel teatro e ci sono molte citazioni cinematografiche, per rafforzare il gioco dei rimandi, degli strati che compongono la “realtà”. Nella bella, funzionale scena di Antonio Panzuto le attrici recitano Un tram chiamato desiderio per un oscuro pubblico situato su una gradinata opposta ai veri spettatori, una caverna in ombra di fronte alla quale si esibiscono vite e finzioni. C’è Eva contro Eva nella storia dell’attrice, ma anche nel conflitto tra la madre presente e il padre-travestito fuggito che torna come madre. C’è Nozze di sangue di Lorca, in un monologo verso il finale, su quanto costi fare un figlio e in quanto poco tempo si possa perdere. In altri momenti la scena è chiusa da un fondale dai colori accesi e vibranti, emozionali e risucchianti alla Rothko. Siamo sparati nel postmoderno, nella citazione, nella tragedia scongiurata (o enfatizzata) dall’ironia e dalla voglia di vivere. Eppure, attraverso il rincorrersi e lo smascherarsi delle finzioni, lo spettacolo non si esaurisce in un gioco fine a se stesso, dove ogni cosa diventa uguale a ogni altra e tutto è inessenziale. Non si finisce nella superficialità, nell’omologazione intercambiabile di ogni sentimento. Si toccano corde dolenti, vere, con un ritmo che sa scavare e inquadrare la rivelazione, fuggendo la retorica o rendendola così paradossale da vanificarla.





EL PAIS, 15.11.2010

LE FAMIGLIE SPEZZATE TRIONFANO AL TEATRO REGIO DI PARMA
di Miguel Mora

(…) La regia del giovane Leo Muscato ha una virtù: dà la priorità alla parola, propone una drammaturgia minima però efficace e offre alle attrici ottime possibilità di mettersi in luce. Alvia Reale, altra figura del teatro nazionale, da vita all’attrice Huma Rojo (Marisa Predes al cinema); la transessuale nella vita reale Eva Robin’s, tutto un personaggio dentro e fuori dal palcoscenico, interpreta Agrado, il travestito che ha reso celebre Antonia San Juan, e la giovane Silvia Giulia Mendola incarna la smarrita monaca Suor Rosa (Penélope Cruz sul grande schermo).





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ALMODOVAR A TEATRO

di Carlotta Tringali



(…) Una messinscena che trova invece nei suoi svariati momenti meta-teatrali una buona riuscita: Muscato riesce bene ad allestire “lo spettacolo dentro lo spettacolo”, in particolare Un tram chiamato desiderio – qui recitato dalla passionale Alvia Reale – che entra prepotentemente nel dramma in maniera intelligente e delicata, con veli che scendono dall'alto e una gradinata, che potrebbe benissimo rispecchiare il pubblico in sala, che viene usata dagli attori facendoli diventare per alcuni momenti spettatori.

È una storia travagliata in cui spiccano per l'interpretazione Elisabetta Pozzi, nel ruolo della protagonista Manuela, scappata diciotto anni prima da un marito diventato ad un tratto un transessuale chiamato Lola che di lì a poco sarebbe diventato padre senza saperlo; l'irriverente Eva Robin's nei panni di Agrado, pepata trans amica della coppia, e la già citata Alvia Reale, che nel dramma è la diva del teatro spagnolo Huma Rojo alle prese con un amore omosessuale per una ragazza tossicodipendente.

Le donne di Tutto su mia madre si raccontano, soffrono, amano, si aiutano e cercano di continuare a vivere nonostante dolori indicibili le abbiano segnate. Un esempio di questo tormento è rappresentato all'inizio del dramma dalla morte di Esteban, figlio diciassettenne di Manuela; personaggio che forse troppo spesso riappare durante la pièce, una volta morto: egli rivive infatti già abbastanza nella memoria della madre, una bravissima Pozzi che trasmette la presenza/assenza del figlio solo con le sue emozioni e la sua forte espressività. Sarà proprio questa perdita a spingere la protagonista a ritornare a un passato che aveva abbandonato, alla ricerca di quel marito ormai irriconoscibile e alla fine della sua vita a causa dell'HIV. Uno spettacolo in cui diverse tragedie si susseguono, ma che sono ben alleggerite dalla presenza di Agrado che, a tratti, appare sul palco in veste di cabarettista, dialogando con il pubblico e facendo ironia sul suo corpo lavorato dal bisturi.

Uno spettacolo piacevole, un bel successo di pubblico, di cui una volta tornati a casa rimane, anche grazie la bravura di alcune attrici di cui si è già fatto plauso, la voglia di rivedere il film di Almodovar o forse chissà, vederlo per la prima volta.





HYSTRIO, Gennaio 2011

DALLO SCHERMO AL PALCOSCENICO SFIDA VINTA PER TUTTO SU MIA MADRE

di Fabrizio Sebastian Caleffi



(…) Successo strepitoso, che mi fa scoprire il Muscato touch. (…) Baricentro della rappresentazione italiana è Elisabetta Pozzi (Manuela), un tipo tosto, sia come interprete che come personaggio; godibilissima la caratterizzazione maliziosa della star teatarle Huma Rojo di Alvia Reale, innamorata di Nina Cruz (una giovane Giovanna Mangiù dai tratti somatici perfetti per il ruolo e per chissà quale altre parti assolutamente contemporanee) tanto quanto io mi sono innamorato della suorina di Silvia Giulia Mendola (non a caso, premio Hystrio), sorella ideale della suor Vibora di Entra tinieblas, così il cerchio si chiude e per Silvia si aprono prospettive cinematografiche.

Da applausi a scena aperta, che non le sono mancati, la Agrado di Eva Robins, la rivelazione della serata, con la sua spaventosa carica di autoironia e al sua disinvoltura nel menar le danze di questa sevillana neo-lorchiana. Tutti impeccabili gli altri, Paola Di Meglio, Alberto Fasoli, Alberto Onofrietti, nel seguire una regia innovativa senza essere sperimental-punitiva, abile nell’uso soft della retroproiezione e, soprattutto, nella valorizzazione degli interpreti, talento che mostrano ormai, nel “medioevo” post strehleriano, ben pochi registi.

GAZZETTA DI PARMA, 11.11.2010

MENO ALMODOVAR, PIU’ TEATRO: MA A TRIOFARE È L’AUTENTICITA’

di Valeria Ottolenghi

Lunghi applausi, richiamati più volte gli attori per il saluto del pubblico al termine dell’atteso spettacolo “Tutto su mia madre(…): è il Teatro Regio a ospitare, speciale ritorno alla prosa, questa regia di Leo Muscato, sottolineati in maniera particolare, rispetto allo straordinario film di Almodòvar, denso e leggero, buffo e straziante, gli aspetti metateatrali, di teatro nel teatro. (…) Un gioco vario, articolato, che scivola abbastanza scorrevole anche per il continuo maturare degli interni e le molte tappe della narrazione. Vero e finto si alternano, si rafforzano reciprocamente sin dall’inizio con Manuela che simula il dialogo per la donazione degli organi del figlio ormai cerebralmente morto, una condizione che però poi si troverà a vivere tragicamente come esperienza diretta. (…) Uno spettacolo che offre molte riflessioni intorno al teatro, al tema dell’autenticità, ai tanti modi di amare…





LIBERO, 11.11.2010

SESSO, OMOSESSO, SANGUE, ESCREMENTI

di Carlo Maria Pensa

(…) Nei semplici geometrismi colorati della scenografia di Antonio Panzuto, la regia di Leo Muscato compone uno spettacolo di rara intensità narrativa grazie a tutti gli interpreti, tra i quali spicca, ovviamente, Elisabetta Pozzi nella sofferta verità di mamma Manuela; con Alvia Reale ed Eva Robin’s nelle parti ingrate che esse riscattano con distacco.





WWW.CINEMAVVENIRE.IT

LA FORZA DELLE DONNE

di Francesco Luconi



Una definizione per il film di Pedro Almodóvar potrebbe essere "onirico". Ma l'adattamento teatrale di Tutto su mia madre firmato da Samuel Adamson lo è forse ancora di più (...) Leo Muscato punta su una scena essenziale, costantemente riempita e svuotata di nuovi oggetti, continuamente trasformata dalle proiezioni sullo sfondo. La versione teatrale di Tutto su mia madre acquista così la fisionomia di uno spettacolo postmoderno in cui convergono differenti linguaggi espressivi, dal cinema, necessariamente, alla televisione, e in cui si fondono modalità interpretative diverse, in un'esplosione di colori – merito delle scene di Antonio Panzuto e soprattutto dei costumi di Gianluca Falaschi – che restituisce intatto il senso di una vita frenetica corsa in parallelo alla morte. (...) Lo spettacolo diretto da Muscato è più vicino alla commedia che al dramma, più "leggero" senza tuttavia essere per questo meno apprezzabile o meno incisivo – il successo della versione teatrale di Tutto su mia madre si fonda proprio sulle doti attoriali delle protagoniste. (...)





EUROPA, 18.11.2010

MUSCATO RILEGGE ALMODOVAR

di Alessandra Bernocco



Un consiglio: non andate a rivedere il film prima di assistere a questo spettacolo. Sospendete il gioco del “vediamo se mi ricordo come sono andate le cose” e restate in ascolto. In ascolto, innanzitutto, prima ancora che in osservazione. La consegna potrebbe essere: disporsi ad accogliere il flusso di parole, battute, soliloqui, sfoghi, confidenze, come si trattasse di un radiodramma. Le immagini prenderanno vita da sé, con la carica visionaria che le parole racchiudono.

 



IL MATTINO, 27.01.2011

di Nicolò Menniti Ippolito



(…) Un po' alla volta la forza della rappresentazione si impone, specie nel secondo atto, quando la contrapposizione tra morte incombente e vitalità irrefrenabile si salda in una visione della vita in qualche modo esaltante, perché capace di superare i limiti imposti dal dolore e riscattarli con la libertà, la creatività, la vicinanza reciproca. Perché la magia di Almodovar, che la versione teatrale ripete pur percorrendo una strada diversa, è quella di riuscire a trasmettere felicità all'interno della tragedia, speranza nella più completa disperazione. Il motore di questa versione teatrale, la prima allestita in Italia, è indubbiamente la Manuela di Elisabetta Pozzi capace di percorrere tutta la gamma delle emozioni, mentre alla Agrado di Eva Robin's è delegato il controcanto comico.





WWW.TEATRO.ORG  18.11.2010

IL TEMPO DI DIMENTICARE

di Francesco Rapaccioni



(…) Evidente la mano di Leo Muscato per chi ha seguito i suoi precedenti: l'attenzione alla caratterialità dei personaggi, il lungo e meticoloso lavoro con gli attori, i gesti mai gratuiti bensì sempre meditati ed espressione dell'interiorità, il senso di visionarietà onirica alla base dell'allestimento, il presentare ogni essere umano come se fosse in bilico, in fuga da sé stesso, alla ricerca di quel che mai potrà ottenere (in senso quasi cechoviano). Il regista intreccia con mano felice i tanti fili del testo, gli argomenti che Almodòvar e Adamson impongono all'attenzione dello spettatore. Senza mai scivolare nel dramma o nel melodramma. Muscato propende per un clima rasserenante, per una maggiore intimità tra i personaggi, dovuta non solo alla vicinanza fisica degli spettatori. Il tutto emblematico di una naturalità e spontaneità nei confronti della vita. Le protagoniste sono tutte donne, indubbiamente (gli uomini debbono diventare donne per acquisire una loro individualità). Donne che piangono e ridono, si disperano ma continuano a sognare, a vivere resistendo caparbiamente controvento. Soprattutto comprendono e perdonano sé stesse e gli altri. Percepiscono il risentimento e la sofferenza ma riescono ad impedire loro di incancrenirsi e di trasformarsi in rancore e odio, rendendo impossibile il vivere. Donne che vogliono solo vivere, senza giudizi, senza condanne.

La regia colpisce dal punto di vista iconico, con richiami ai film di Almodòvar (le donne sul divano come nel manifesto di "Donne sull'orlo di una crisi di nervi") e immagini forti e significative, merito anche di scenografia e luci. Muscato è abile nel tratteggiare la storia con leggerezza e intensità, calcando meno sugli eccessi e la trasgressione. Ma mantenendo il delinearsi di dolori laceranti, di passioni devastanti e destabilizzanti. Gli amori sono eterni nel cuore ma non nella vita. Le gioie vanno e vengono nel tempo di un respiro. I dolori no, durano un tempo che pare infinito. Si fa fatica a vivere controvento. Si fa fatica a ricominciare quando ti senti bruciare dentro. E continui a bruciare come se fossi abitato dal vento. E quel che trovi è solo cenere. (…)





WWW.TEATRO.ORG  21.02.2012

di Francesca Bastoni



(…) La morte e la perdita vengono  rielaborate  attraverso la presenza di  Esteban. Sorta di conduttore mistico dei fatti.... Virgilio, capace di mediare fra la scena e gli spettatori. La regia di Leo Muscato  si distingue per asciuttezza, l’assenza di inutili  sbavature esalta le note liete quanto gli eventi luttuosi comprendendoli in una più complessa e articolata composizione Ottimo l’ensemble di interpreti. Versatile ed eclettica la presenza dei due attori maschili: (Alberto Fasoli ; Alberto Onofrietti) quanto asciutta ed efficace l’interpretazione del parterre femminile. Complessa Elisabetta Pozzi nel ruolo di Manuela, una Huma Rojo interpretata con sincera passione da Alvia Reale. Sorpresa su tutte è stata l’interpretazione di Eva Robin’s nel ruolo di Agrado-sguaiata al punto da risultare vera. Le parole non si misurano ed ogni cosa e persona è chiamata col proprio nome. Ogni personaggio ha la sua fetta di sfascio e fallimenti, ma anche il suo momento di splendore. Una particolare di merito va alle scene di Antonio Panzuto e all’illuminotecnica di Verazzi. Creativa e perfettamente riuscita la capacità di trasformare lo spazio scenico, moltiplicandolo infinitamente, come in un complesso di scatole cinesi. Gli applausi scroscianti e le uscite numerose hanno stancito, senza ombra di dubbio, il consenso assoluto e la commossa partecipazione.





WWW.TEATRO.ORG  28/03/2012

IL SENSO DELLA VITA IN "TUTTO SU MIA MADRE"

di Anna Brotzu

 

(…) Mater dolorosa – per un capriccio della sorte che lascia esanime sull'asfalto, travolto da un'auto, il suo unico figlio – costretta a confrontarsi con un passato “dimenticato”, Manuela trova in Elisabetta Pozzi un'incarnazione di disarmante e disarmata umanità, segnata dalla sventura più grande ma infaticabile portatrice dell'immateriale eredità dei sogni infranti del giovane Esteban (Alberto Onofrietti). Invisibile ma sempre presente (nei pensieri e nelle parole, nelle intenzioni e perfino nell'agire dei personaggi) il ragazzo diventa – come ben sottolinea la regia attenta e “sensibile”, curatissima ma anche lieve e “nascosta”, intima di Leo Muscato - quasi l'artefice e regista della vicenda, in un fondersi e intrecciarsi di piani e registri narrativi, come se gli incontri e i drammi sotto gli occhi dello spettatore fossero parte di un suo immaginario.





WWW.TEATRO.ORG  06.03.2012

IL TRIONFO DELL'AMORE E DELLA NON CONVENZIONALITÀ

di Simone Manfredini



(…) Efficacissima la regia di Leo Muscato che cura in ogni particolare i movimenti degli attori e fa leva su alcune idee geniali come quella di far morire Lola in un letto di ospedale (lo stesso in cui è appena spirata Rosa) subito dopo aver abbracciato il suo piccolo, nato da poco, e aver appreso da Manuela tutta la vicenda di Esteban: con lui se ne vanno, almeno in parte, i dolori del passato. Muscato si avvale delle efficaci scene di Antonio Panzuto, caratterizzate da fondali dipinti come quadri astratti, e delle belle luci di Alessandro Verazzi che passano da toni accesi, violenti, sgargianti a chiaroscuri più intimi per i momenti onirici o riflessivi. (…)



WWW.PUNTOELINEA.IT, 02.03.2012

TUTTO SU MIA MADRE. LEO MUSCATO ALL’ELFO PUCCINI

di Claudio Elli



Lo spettacolo di Muscato è insieme graffiante e carezzevole, al divertimento si alternano momenti d’intensa drammaticità e commozione. Il risultato è un inno alla vita, con morte e palingenesi di un’affettività che costituisce il sale dell’esistenza.

WWW.GIUDIZIOUNIVERSALE.IT

TUTTO SU MIA MADRE E' UNA FINZIONE

di Sergio Buttiglieri

Il gioco del teatro dentro il teatro, portato all'ennesima potenza. Ottime prove delle attrici, fra la disperazione di una donna che ha perso suo figlio e i tanti paradossi dell'amore(…) È uno spettacolo intriso di dolore e gioia, tutto giocato sul teatro nel al teatro (“tu sai recitare?" "Sono una discreta bugiarda”, risponderà ad un certo punto Manuelita ad Alma Royo prima di cimentarsi a fare l’attrice che fa l’attrice), ma con un occhio anche al cinema, che permette al regista di citare Eva contro Eva, il celeberrimo film degli anni ’50 diretto da Joseph L. Mankiewicz, con Bette Davis e Anne Baxter.

(…) Lo spettacolo riesce a trasmettere bene la potenza dell’amore, che va al di là delle convenzioni e dei codici con cui la nostra società si ostina ad ingessare i rapporti umani e a renderli infelici.