ESTRATTI DI RECENSIONI - RIGOLETTO

 

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IL RUOLO DELLA REGIA

di Francesco Rapaccioni, 28.10.2014

Leo Muscato dimostra per l'ennesima volta come sia possibile creare un bellissimo spettacolo avendo a disposizione pochi mezzi economici. La scena di Federica Parolini è solo evocata, suggerita in modo che nulla sia quello che appare e realizzata con tende che delimitano il palco e ne isolano alcune porzioni per la necessaria intimità di alcune situazioni: la camera del duca (broccati sfarzosi) e quelle di Maddalena e Gilda (veli meno pregiati), dove pochi pezzi ma azzeccati di mobilio consentono di ambientare perfettamente l'azione. I veli svelano e nascondono, consentendo di osservare da fuori la vita degli altri e dimostrando come la distanza tra vita pubblica e privata sia abissale (la “maschera” imprigiona l'uomo). I costumi di Silvia Aymonino spostano in avanti l'azione, tra Otto e Novecento, conferendo alla storia una maggiore pregnanza per il tema maschera-persona evidenziato (discutibile che il Duca nel terzo atto sia vestito da militare). Fondamentali per la riuscita dello spettacolo le luci di Alessandro Verazzi: i fari a vista aumentano il senso della teatralità della rappresentazione e le luci sceniche sono perfette, capaci di trasformare le stoffe in alberi e nuvole e di creare uno straordinario gioco di chiaroscuri all'interno di un buio che inghiotte tutto e tutti.

Il regista viene dalla prosa e conosce come si debbono muovere i cantanti, ma soprattutto conosce e sa insegnare la gestualità e la mimica appropriate: ogni gesto e ogni movimento sono tesi a dare evidenza al libretto con un senso di profondo rispetto per l'autore e di grande chiarezza per gli spettatori, anche stranieri. I movimenti dei protagonisti e del coro sono studiati in ogni dettaglio e perfetti e i gesti aumentano l'espressività del cantato.

(…) Uno spettacolo bello e intelligente, ben suonato e cantato che fortunatamente sarà ripreso già a febbraio prossimo (dal 4 all'8 febbraio per 5 recite) come consuetudine in importanti teatri lirici nel mondo.

 

La Repubblica, 26.10.2014

RIGOLETTO E LA CORTE DAVVERO DANNATA

di Guido Barbieri

Il palazzo del Duca è fatto di stracci, di tende, di pareti di stoffa. Un universo buio, scuro, inquieto, in cui la «razza dannata» dei cortigiani è davvero vile e dannata: una parabola sui vizi del potere, un apologo astratto sulla decadenza e sul degrado.

 

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GLI APPLAUSI AL RIGOLETTO FANNO TREMARE L'OPERA DI ROMA

di LEONARDO ROSSI, 31/10/2014

Un verdi eccezionale dà nuova linfa al Teatro Costanzi che non si arrende.

Il Rigoletto, in scena in questi giorni al Teatro dell’Opera di Roma, evoca in modo fedele questo desiderio di far emergere il lato dissoluto, eppure così inevitabile della felicità purché sia, e del disastro che si annida insidioso sempre dietro l’angolo.

Che Rigoletto. La regia di Leo Muscato evidenzia, nettamente, la natura paradossale dell’opera verdiana. Sottolineando con delle metafore visive la sensualità di Duca di Mantova, il regista ha saputo declinare l’epifania di una tragedia che ha come olocausto soltanto l’innocenza.

Sì. A prima impatto sembrerebbe che Rigoletto sia un’opera nera, terribile, sporca e piena di lordure. Ma in fondo, forse è proprio vero il contrario.  (…)

È uno spettacolo che va visto e rivisto perché è piacevole, ma è anche l’evocazione del Bello, così tanto da non poter non concordare con Dionigi Areopagita, che scriveva: «Il Bello è principio di tutte le cose in quanto causa efficiente, che muove tutte le cose e le tiene insieme con l'amore verso la propria bellezza, e il Bello è il fine di tutte le cose». Tutto attira verso questo Rigoletto.