ESTRATTI DI RECENSIONI - MASNADIERI

 

 

IL SOLE 24 ORE

MASNADIERI TASCABILI

di Carla Moreni, 18.10.2013

Ennesima conferma, per Leo Muscato con i nuovi Masnadieri, al debutto questa settimana al festival Verdi di Parma, e meritevoli di girare per altri teatri. Sono un bel racconto tascabile: stanno nel recinto raccolto di una pedana di assi declinati, ma su quel piccolo ring tormentato succede di tutto; non hanno bisogno di scene imponenti, a Federica Parolini basta un giro di tende alte, damascate, per trasformare interni ed esterni, sale del castello e boschi, con le luci di Alessandro Verazzi perfettamente giocate. La storia c’è, tutta. tenuta con la trensione di un dramma di prosa. Così senti Schiller, fonte del libretto di Andrea Maffei, e il romanticismo tedesco, riportato con fedeltà nei costumi sapienti per taglio, stoffe, colori, di Silvia Aymonino. (…) Vince la cultura teatrale, nei rapinosi Masnadieri. Ed è incredibile quanto una regia così devotamente storicizzata, coi cantanti istruiti ad essere attori, lasci affiorare a piene mani le parentele passate e future dell’opera. (…)

 

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LA RICERCA (INUTILE) DELLA FELICITÀ
di Francesco Rapaccioni, 16.10.13

(…) Leo Muscato, uno dei pochi per i quali vale la pena di fare centinaia di chilometri con la certezza di non restare delusi. È uomo e regista intelligente e sensibile, colto e intuitivo, che ci ha regalato in questi anni spettacoli fatti di poca attrezzeria e tante idee, che hanno lasciato una traccia indelebile (…) Come sempre, Muscato parte da un apparato scenico perfetto ma fatto di piccole cose, “povere” nel senso certamente non dispregiativo del termine ma crepuscolare, oggetti visti con profondo affetto e in grande attinenza con il racconto. In questo caso l'ambiente quasi fisso di Federica Parolini è costituito da una specie di ring, un piano un po' inclinato di rozze tavole, assi di legno inframezzate da fessure (dove a tratti si insinuano le splendide luci di Alessandro Verazzi): basta sollevare alcune parti per rendere il senso del cimitero con le lastre tombali. Per gli interni si utilizzano un letto e qualche sedia e, per creare un doppio ambiente, un sipario di lino chiaro rattoppato ma impreziosito da un bordo di merletto. Il bosco è reso con tronchi scortecciati simili a zampe di elefante che nel quarto atto restano sospesi a mezz'aria rendendo l'atmosfera claustrofobica e surreale e scivolando nell'incubo. I costumi di Silvia Aymonino servono a connotare storicamente i fatti e in più indugiano su dettagli che esteriorizzano l'interiorità dei personaggi e li caratterizzano maggiormente (il bastone e il viso devastato per Francesco, ad esempio). Una storicizzazione fedele che non manca di volare alto per la cultura teatrale del regista e la sua capacità di far recitare i cantanti come attori di prosa. E questi masnadieri, più che farabutti, appaiono come anime smarrite, giovani confusi attratti dai piaceri materiali e dominati da una rabbia potente e impotente, accomunati dalla mancata accettazione (totalmente incline all'età) dei compromessi e delle ingiustizie della vita, ad un tempo vittime e carnefici delle loro stesse esistenze irrisolte, armati di quattro coltelli e falci trovati quasi per caso ma forgiati da un senso dell'onore incorruttibile.

Leo Muscato propone uno spettacolo di grande significato sia in senso storico che contemporaneo. Si colgono con la messa in scena i topoi verdiani: un debole riferimento alla guerra, vista principalmente come interiore, presente negli animi devastati dei protagonisti; l'evocazione schilleriana di un mondo in disfacimento e della critica feroce contro l'età della ragione in nome della potenza del sentimento e dell'emozione; la confusione dei giovani che hanno perso i punti di riferimento senza agganciarsi a valori credibili e dunque in polemica contro ogni potere e istituzione costituita; il sentimento rivoluzionario esaltato dalle istanze romantiche; il femminicidio perpetrato con quasi noncuranza e ineluttabilità; i contrasti insanabili nei rapporti tra padri e figli e tra fratelli. C'è tutto nello spettacolo e tutto è chiaro e comprensibile, come il plot che scorre con una narrazione lineare e un senso teatrale fortissimo. Si vede che Muscato viene dalla prosa e conosce nel dettaglio le regole dello spettacolo dal vivo: i suoi masnadieri sono quanto mai attualissimi e, al tempo stesso, quanto mai rispettosi del libretto e della partitura. Tutti alla ricerca della felicità. Tutti incapaci di trovarla nelle piccole cose della vita quotidiana. (…)

 

L’OPERA, novembre-dicembre 2013

DAI BOSCHI, DAL MARE…

di Giancarlo Landini

La nuova edizione dei Masnadieri deve essere considerata il punto di forza del Festival Verdi del Bicentenario che, pur nelle difficoltà del momento attuale, è riuscito a celebrare degnamente l’anniversario, compensando con le idee la scarsa disponibilità dei mezzi.

Lo spettacolo fa leva sull’allestimento e la direzione. Il primo è firmato da Leo Muscato, che si avvale delle scene di Federica Parolini, dei costumi di Silvia Aymonino, e delle luci di Alessandro Verazzi. La vicenda si svolge su una pedana lignea che di volta in volta ospita i luoghi dell’azione, richiamati da qualche arredo, un letto, una poltrona, … tutto intorno la scena simula un ambiente boschivo e dirupato. È una soluzione felice in cui il primo pregio è quello di garantire un racconto senza soluzione di continuità, a un dramma fortemente segmentato, in numerosi quadri, come accade al Verdi degli Anni di Galera. Offre poi al regista la possibilità di concentrarsi sui personaggi, plasmandoli, ad uno ad uno e chiamandoli ad un’interpretazione vera e credibile. Muscato si pone dunque come continuatore della grande scuola del teatro italiano che, pur accogliendo la necessità di svecchiare i modi e le forme della rappresentazione del melodramma, crede utile non stravolgere l’assunto, ma lavorare sui caratteri, facendoli emergere in tutta la loro forza espressiva. (…)

 

WWW.OPERAWORLD.ES

I MASNADIERI

di Mirko Bertolini, 20.10.2013

Grande successo per l’ultima opera del Festival del Bicentenario Verdiano a Parma (…)

Parma ha affidato questo suo nuovo allestimento alla mano del regista Leo Muscato, il quale ha sapientemente messo in scena un’opera nuova nel pieno rispetto della tradizione, venendo incontro, con eleganza e raffinatezza alle esigenze di budget che il Festival ha dovuto affrontare. Certamente una regia che tende al minimalismo, ma nulla è lasciato al caso e i personaggi sono delineati caratterialmente e psicologicamente in modo eccellente. Le scene scarne e sobrie di Federico Parolini, sono in perfetta armonia con l’opera, anche se alcune trovate possono risultare discutibili, come il tendone della scena d’inizio. Anche nella mancanza di elementi decorativi, le scene sono riempite dai bei costumi coerenti di Silvia Aymonino. Un allestimento delineato da tinte fosche, scure, come è questo dramma. Apprezzato per il gusto e per la regia tradizionale che non guasta mai! (…)

Il Teatro Regio al gran completo con un pubblico veramente internazionale, che ha apprezzato lo spettacolo e i cantanti, tributando con calore applausi anche a scena aperta (…)

 

LA REPUBBLICA

I MASNADIERI A FERRO E FUOCO

di Guido Barbieri, 20.10.2013

Un cuore di fuoco, in camicia di ferro. Gli affetti dominanti, ne I masnadieri di Verdi sono incandescenti: odio, follia, vendetta. Ma la lava del dramma è costretta a scorrere dentro schemi formali mai così rigidi: a scena chiusa, il recitativo, il cantabile, la cabaletta. un contrasto esplosivo che ognuno dei faber del nuovo allestimento offerto dal “Festival Verdi” risolve in modo diverso. (…) Tra fuoco e ferro la mise en scène di Leo Muscato sceglie il legno: un impiantito di tavole sconnesse, una foresta nera che si solleva a mezz’aria, un trono sfatto, un letto di morte. Pubblico riconoscente.