ESTRATTI DI RECENSIONI - LA COMMEDIA DEGLI ERRORI

 

L’ARENA, 22.07.2013

UN CALEIDOSCOPIO DI FIGURE PIENE DI VITALITA'

SHAKESPEARE “DOPPIO” RIESCE LA FARSA ATTUALIZZATA
RITMO FORSENNATO: “LA COMMEDIA DEGLI ERRORI” CON L’ESTRO DI PEPPE BARRA, NEL VORTICE DELLA REGIA SENZA TREGUA DI LEO MUSCATO.

di Betty Zanotelli

(…) La commedia degli errori – accolta dai calorosi applausi del numeroso pubblico accorso al Teatro Romano per il debutto del terzo titolo del Festival Shakespeariano – dà vita a una giostra umana, una girandola di caratteri che la regia e la drammaturgia di Leo Muscato sottolineano con forza e brio.

(…) Lo spettacolo è contrassegnato dalle musiche originali composte ed eseguite dal vivo da Paolo Del Vecchio e Luca Urciuolo,  un elemento in più che fa da cornice molto piacevole a un andirivieni di ruoli, situazioni, travestimenti che si intrecciano in una commedia in musica chiassosa, colorata, dissacrante.
 

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LA COMMEDIA DEGLI ERRORI CONTINUA A FAR DIVERTIRE.
di Saul Stucchi

Per una volta possiamo cominciare dalla fine: il pubblico del Teatro Romano di Verona ha tributato applausi calorosi al termine della rappresentazione della prima nazionale della Commedia degli errori di William Shakespeare nell'allestimento di Leo Muscato. Non ci sono dunque dubbi: lo spettacolo è piaciuto, molto. (…)
Malgrado infatti il ben augurante cartello Welcome to Ephesus che campeggia sulla scena, la città si dimostra poco accogliente con i forestieri. E il primo a farne le spese è proprio il vecchio Egeone, approdatovi alla ricerca del figlio, a sua volta partito da anni per andare in cerca del fratello gemello da cui era stato diviso da una tempesta.
Ma le apparenze spesso ingannano e ad Ephesus più che altrove. I due fratelli, con i rispettivi servi gemelli, si trovano in città e la loro presenza in contemporanea non può che generare una lunga serie di equivoci che li porterà ad aver dubbi sulla propria identità. “Ormai non so più chi sono!” è la confessione di chi non viene più riconosciuto dai propri cari, perdendo così i punti di riferimento della propria vita e trovandosi smarrito, naufrago anche sulla terraferma. Le due coppie di fratelli continuano a intrecciarsi, confondendosi gli uni con gli altri e mandando in confusione gli altri protagonisti della vicenda.
All'intreccio delle situazioni si mescola quello dei toni, perché la Commedia non vive di soli frizzi e lazzi. Non mancano infatti i momenti toccanti, quando la patina di effervescente ilarità sembra sciogliersi per far emergere il sostrato drammatico: la separazione che ha lacerato due famiglie. E le musiche originali, (composte ed) eseguite sul palco con maestria da Paolo Del Vecchio e Luca Urciuolo, intervengono a sottolineare questi passaggi, accrescendo l'emotività del testo scespiriano. A tenere tutto insieme c'è l'ottimo Peppe Barra che ha più volte strappato al pubblico un applauso a scena aperta. All'uscita dal teatro ho sentito il commento di due signore che hanno definito “televisiva” la rappresentazione. In questo caso, però, l'aggettivo “televisivo” a parer mio può semplicemente indicare l'aspetto popolare dello spettacolo e quindi essere preso senza alcuna connotazione negativa.



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DISTENSIONE E ALLEGRIA AL TEATRO ROMANO

di Cristina Poggi

Platea e gradinata esaurita per la prima messa in scena de “La Commedia degli Errori” al teatro Romano di Verona. Con il senno di poi, si può aggiungere “meritatamente”. Lo spettacolo che conclude la panoramica di rivisitazioni shakespeariane è perfettamente in linea con lo spirito di un festival estivo, il cui nobile intento dovrebbe essere render l’arte teatrale più accessibile ad un pubblico vasto ed eterogeneo.In quest’ottica, il topos letterario del fraintendimento, l’equivoco appunto, si è prestato nei secoli ad infinite declinazioni ed evoluzioni adatte a suscitare interesse negli spettatori di ogni tempo: la trama fitta di personaggi che si incontrano e scontrano, riecheggiano stralci del passaggio ed intrecciano le proprie vite attraverso rocamboleschi e fortunosi accadimenti permise ai più grandi autori di sfruttare intuizioni risalenti alla commedia plautina e goldoniana.

Ai tempi nostri, la regia di Leo Muscato è riuscita a rendere distensiva e genuinamente divertente questa nota commedia, svecchiandola da tentativi più ortodossi di repliche fedeli alle rappresentazioni seicentesche. La tipizzazione dei personaggi e la scelta dei costumi creano un delicato connubio che non tocca mai la banalità, attestandosi comunque in una piacevole contestualizzazione contemporanea.
Ben inserito anche il contorno musicale, reso possibile grazie a due musicisti sapientemente “attivati” con un preciso gioco di luci ed ombre.Ilare infine, per un pubblico veronese, ascoltare Peppe Barra impegnato talora in giochi di parole e bisticci linguistici attingendo al dialetto napoletano: d’altronde Egeone proviene da Sicuracusa, e sarebbe stato senz’altro più cacofonico sentirlo intercalare a suon di “ostregheta” piuttosto che attingere alla lingue di una terra del sud.

 

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di Stefania Palumbo

Applausi calorosi, ieri sera, per il sesto appuntamento del Festival Euromediterraneo di Altomonte, diretto da Enrico Provenzano e promosso dall’amministrazione comunale. Grande successo per “La Commedia degli errori” di William Shakespeare nel gustoso allestimento di Leo Muscato.
(…) Peppe Barra, in questa deliziosa rilettura dell’opera di Leo Muscato, si divide nelle parti del povero Egeone, dell'inflessibile Badessa e della trasbordante cuoca Polpetta, conservando la sua irresistibile napoletanità. La storia è ambientata a Ephesus, una città poco accogliente con gli stranieri. Tanto che il vecchio Egeone, approdato per cercare il suo figlio scomparso, rischia la condanna a morte. In realtà, i figli sono due e sono gemelli. I due fratelli, con i rispettivi servi gemelli, si trovano per una strana combinazione in città e la loro presenza in contemporanea non può che generare una lunga serie di equivoci che li porterà ad aver dubbi sulla propria identità. Le due coppie di fratelli continuano a intrecciarsi, confondendosi gli uni con gli altri e mandando in confusione gli altri protagonisti della vicenda. Una messa inscena in chiave moderna e grottesca della commedia tratta dall’opera di Plauto i “Menaechmi”. Il testo a noi pervenuto è un copione dei Chamberlain’s Men, la compagnia presso cui lavorava Shakespeare. Si tratta di uno dei più belli, spensierati e gioiosi poemi d’amore che siano mai stati scritti per la scena. Perché è l’amore è al centro di questa storia.
Ad accompagnare i bravi attori le musiche originali, composte ed eseguite sul palco, da Paolo Del Vecchio e Luca Urciuolo.
(…) Nell’allestimento la ricerca teatrale si fonda sull’affinamento dei meccanismi della comicità, affidati alla creatività verbale, e sulla musica e il canto come fattore di evocazione della magia e di liberazione dell’immaginazione.