ESTRATTI DI RECENSIONE - IL GUARITORE

 

IL SOLE 24 ORE

Renato Palazzi, 29.09.2013

[…] E’ una bella commedia, questa di Santeramo. E’ l’opera di un talento ormai maturo, che scrive benissimo senza perdere di vista le dinamiche della scena. Come autore, lui è cresciuto all’interno della compagnia per la quale ha composto la maggioranza dei suoi testi, quel Teatro Minimo che ha fondato una dozzina d’anni fa con l’altro Michele, il bravissimo Sinisi […] La regia di Leo Muscato è agile e precisa, con qualche bella invenzione, come l’apparizione delle due donne con gli occhi bendati, o il fatale colpo conclusivo inferto a distanza senza contatto fisico. Rossella Battisti, l’Unità, gennaio 2014 – C’è un anelito in più nel Guaritore: un desiderio interno che si avverte andare oltre la semplice pièce. Esplorando la possibilità di una rigenerazione, di curare quelle ferite invisibili e collettive che sentiamo dentro, sempre più pungenti.

 

HYSTRIO

Nicola Viesti, ottobre/dicembre 2013

[…] il lavoro di Santeramo coniuga reale e astrazione catturando lo spettatore con sottile inquietudine. E, soprattutto, riesce a disegnare una figura di protagonista degna di memoria a cui presta vita in maniera esemplare Michele Sinisi, un attore, di solito efficace e bravo, qui in particolare stato di grazia. Concorre all’ottimo risultato la regia di Muscato concentrata sui ritmi e sulle sospensioni risultando compatta, giustamente incardinata al protagonista che ne regola quasi il respiro.

 

WWW.LINKIESTA.IT 

Andrea Porcheddu, novembre 2013

[…] questo breve minimo affresco è di angosciante attualità: si avverte quel bisogno di cure, di guarigione, di chi – e siamo tanti – cerca ancora confusamente il senso del proprio stare al mondo; il valore della propria identità, mortificata dalla povertà e dalla mancanza di prospettive; la voglia di fare i conti con il proprio vissuto che non dà però alcuna serenità… c’è tutto, qui: sussurrato, suggerito, evocato. Con l’allusione e l’illusione che un guaritore potrebbe salvare la vita. 

 

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Andrea Pocosgnich, gennaio 2014

Ti scava dentro, ti si aggroviglia nello stomaco annaspando nel vuoto, creando, intorno a sé, il vuoto. […] È sintesi amara e poetica di qualcosa che ci portiamo dentro, con cui conviviamo ogni giorno, dello stare al mondo inutile, caparbio, avvilito nella solitudine quotidiana. Abbiamo il coraggio di chiamarla infelicità? E allora ci aggrappiamo a qualche flebile speranza.

 

WWW.DRAMMA.IT

Caterina Matera, gennaio 2014

[…] “Il Guaritore” è una commedia brillante, pervasa da un sapore grottesco velato d’amarezza, in cui storie e stanze buie, battibecchi e silenzi sospirano un fremito d’inquietudine. Un amalgama, articolata e sottile, sospesa tra realtà e illusione. […] La scena è essenziale, ritratti fotografici di donne e uomini provenienti da un mondo passato sono sospesi sulle teste dei protagonisti; una panca lunghissima è posta al centro del palcoscenico e una radio trasmette musica rock ‘n’ roll. […] Nell’illusoria convinzione che un fragile uomo possa contenere in sé la rivelazione, i personaggi diventano entità rumorose e goffe, incapaci di osservare ciò che è «altro da sé», inadatti a ricomporre le proprie esistenze.

 

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Laura Novelli, gennaio 2014

[…] Il bozzetto farsesco dell’incipit, con quel botta e risposta “rissoso” che tanto evoca scenari da commedia dell’arte e passaggi dell’Eduardo più leggero, cede il passo poi a un andamento quasi beckettiano. O meglio, ad una grottesca galleria di personaggi che ricordano vagamente Copi, Ionesco, con però un afflato melodrammatico tutto italiano.

 

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Lorenzo Marziali, gennaio 2014

[…] E’ un testo maturo, Il Guaritore, che non perde mai di vista l’efficacia scenica mentre si spiega e si rivela nella sua profondità, nascosta appena dietro un delicato velo naïf. L’interpretazione degli attori diverte e al contempo fa riflettere lo spettatore, che non può che chiedersi continuamente dove e quando debba finire il viaggio introspettivo che le battute del guaritore lo obbligano ad intraprendere. A questa poetica si allinea anche la regia di Muscato, lineare e cullata da una tempistica vicina alla perfezione, così da non annoiare ma lasciare anche il tempo di digerire quel che si vede e si sente. Il tipo di cura proposto da Santeramo porta a una guarigione, per così dire, sociale ancor prima che psicologica […]