ESTRATTI DI RECENSIONI - ENRON

WWW.SIPARIO.IT, 14.03.2014

ENRON: REGIA DI LEO MUSCATO

di Nicola Arrigoni

(...) La pièce di Lucy Prebble tradotta e messa in scena da Leo Muscato con sapienza teatrale, guarda al musical e al teatro brechtiano: scioglie visivamente e con efficacia le fasi del racconto in un tourbillon di proiezioni video, colonna sonora anni Novanta, balletti e caratteri dei personaggi chiari e subito individuabili. Tutto in Enron di Muscato procede con una chiarezza di lettura adamantina, il ritmo è allegro, avvincente, esaltante nell'ascesa inarrestabile, ma anche drammatico, teso, inquietante nella caduta. Il regista costruisce un prodotto ad alto tasso di pop, strizza l'occhio al musical – genere che bene racconta la cultura e società americane -, ad esso affida le scene d'insieme – coreografate e gestite con efficacia da Balletto Civile – e ne esce uno 'spettacolone' che arriva diretto, che non si concede alcuna allusione e dice tutto. Così quando lo spregiudicato manager se ne va in galera Leo Muscato veste Alessandro Averone della casacca arancione familiare a chi ha visto film ambientati nelle carceri americane. Enron conferma le doti di narratore e orchestratore teatrale di Leo Muscato che utilizzando un gruppo di attori affiatati e coesi offre al pubblico la possibilità di confrontarsi con una 'tragedia nostra contemporanea', di entrare nei meccanismi dell'alta finanza e partecipare all'inizio del grande crac che ha dato il via alla crisi strutturale del sistema capitalistico occidentale. Enron sa essere avvincente e didattico, fila via liscio e al tempo stesso non lascia indifferenti.



GAZZETTA DI PARMA, 25.02.2013

“ENRON”, ANATOMIA DI UN BLUFF

di Valeria Ottolenghi

“Tutta l’umanità è qui”: siamo all’ultima battuta di “Enron” di Lucy Prebble, la travolgente produzione di Teatro Due/Balletto Civile fresca di debutto. È Jeffrey Skilling, interpretato magnificamente da Alessandro Averone, a riflettere su quanto accaduto, svelata la “bolla” del colosso americano dell’energia, lui ormai con la divisa arancione del detenuto. Una sintesi amara: il principale dei motori è sempre il Denaro, parola che chiude uno spettacolo di notevole intensità, che corre veloce, sapendo fondere teatro e musical, racconto finanziario e relazioni umane, evocando gli anni Novanta e l’inizio del nuovo secolo tra immagini che scorrono in alto, intorno, uno spazio astratto flessibile dove i cambi di scena sono svolti da addetti alle pulizie – in azione coreografica! – come in un grande palazzo dove si prendono importanti decisioni economiche, spesso in accordo / ricatto con responsabili di banche e mondo politico. “Why” è la parola che ritorna. Il perché della pubblicità della Enron appare in lettere di luce, ma è anche voce di bambina, domanda ripetuta, attraversando la memoria di quanto è stato, una lunga corsa affannosa al guadagno vertiginoso basato sull’inganno. Alla fine il valore azionario della Enron – settima industria americana per fatturato – è crollato da 86 dollari a 26 centesimi. Leo Muscato, che ha svolto un eccellente lavoro registico, un bell’equilibrio, teso e avvolgente, tra dialogo, azioni danzate e frammenti video, sottolinea come migliaia siano poi stati i licenziamenti, bruciati i risparmi di intere famiglie, i dipendenti indotti ad acquistare le azioni della società per cui lavorano, con accordi che vietavano loror di rivederle nel caso avessero iniziato a perdere di valore. (...) Un grande spettacolo al Teatro Due.



MUSICAL! aprile – maggio 2013

LA TEMPESTA PERFETTA
di Sandro Avanzo

Enron, la più grande innovazione della New Economy è stata l’avidità; bella edizione italiana, con la regia frenetica e lucidamente straniata di Leo Muscato, dello spettacolo con inserti musicali che racconta gli antefatti che portarono all’esplosione della “bolla economica” statunitense nel 2008.

(...) La principale sfida (stravinta!) consisteva proprio nel dare al tutto un ritmo preciso e indemoniato fino al termine dello spettacolo senza mai perdere la lucidità del racconto. (...)  Ironia, recitazione straniata, racconto epico, proiezioni dei titoli che introducono gli specifici quadri in cui è scandita la narrazione, inserti musicali e canori, coinvolgimento intellettivo dello spettatore… non ricorda tanto la lezione e il teatro di Brecht? Sì, sì e ancora sì.
E se papà Brecht avesse visto lo spettacolo sarebbe stato fiero di come la drammaturga inglese, quasi una sua pronipotina d’elezione, ha saputo riapplicare in chiave contemporanea i suoi ammaestramenti, ma anche nonno William Shakespeare le avrebbe fatto i complimenti per come è stata abile ad ammantare di una statura tragica sia il protagonista Jeffrey Skilling reso come un Macbeth d’oggidì divorato dall’ambizione e forte di un’assenza di inibizioni, sia il tycoon Ken Lay ritratto con  i caratteri di un Re Lear quasi ignavo che lascia ad altri il fardello di gestire il suo regno tra stanchezza e desiderio di rimanere comunque sul trono.
Herr Brecht si sarebbe compiaciuto anche della regia di Muscato, specie là dove ha saputo dirigere gli attori nella direzione di un frenetico e lucido straniamento che diverte e insieme fa orrore. Se solo pochi anni fa nel 2009 era possibile e divertente che l’originale londinese giocasse la catastrofe finanziaria sul pentagramma del musical, oggi in piena crisi globale e in una città che ha vissuto la frode della Parmalat e le dimissioni di una giunta comunale per scandali finanziari forse è giustificabile e anche opportuno che Muscato si permetta di attenuare un poco le forme umoristiche dei moduli da Musical. Senza rinunciarvi, salvandole sottotraccia o viceversa esaltandole come nei cambi scena gestiti da divertenti maggiordomi-spazzini in livrea rossa che tanto ricordano gli addetti ai pit stop della Formula 1.

Per due ore e mezza si resta col fiato sospeso, si segue lo spettacolo come un’inchiesta poliziesca e quando alla fine si arriva alla condanna del protagonista e al suicidio dei manager a capo della Enron per lo spettatore non arriva nessuna catarsi, ma si viene ripiombati nei dubbi delle battute della Prebble che ci interroga sulla condanna/necessità di crearci bolle di ogni tipo dentro cui sopravvivere. E se qualcuno venisse mai a chiedervi com’è possibile che si possa fare uno spettacolo sulla Finanza, voi rispondetegli che è così quando si hanno a disposizione  testi di questa levatura, interpreti tanto dotati, un regista di rara sensibilità e una compagnia come Balletto Civile, asse portante dell’intero spettacolo, composta da attori che sanno affondare le radici nella danza e da danzatori che riescono a creare con la parola, un gruppo di “artisti” in grado di esprimersi con tutti gli strumenti che i proprio corpo può mettere loro a disposizione.



WWW.SIPARIO.IT

26.02.2013

di Giulia Morelli

(...) La coloratissima e convulsa messa in scena di Muscato, ritmata dall'interpolazione costante di celebri successi pop anni '90 e dalle parentesi danzanti dei giovani interpreti del Balletto Civile, è essenziale, spogliata da qualsivoglia orpello visivo non funzionale allo sviluppo della vicenda, una sorta di inchiesta, ricostruita dalla Prebble durante quattro anni di ricerche e scrittura e riletta con una graffiante vena ironica, certamente ed inevitabilmente influenzata nei modi, nello stile e nella costruzione della drammaturgia, ripartita in quadri sovratitolati, dalle atmosfere in-yer-face della scena inglese a lei contemporanea. (...) Di Enron ce ne sono a centinaia e il dramma diretto da Muscato, che riesce a delineare con mano sicura l'impianto elisabettiano suggerito dalla Prebble e la lucida follia macbethiana di Skilling, sembra suggerire che a chiudere gli occhi sia proprio chi davanti alla catastrofe, ad un universo troppo complesso, ostico e lontano dagli interessi più immediati del vivere, sia chi più si sente impotente: noi tutti, comuni, piccoli risparmiatori. E ciò è reale nella misura in cui i veri responsabili, i vertici aziendali, arrivano a definirsi – sulla scena come nella realtà - tutto sommato non davvero colpevoli, quasi vittime d'un meccanismo troppo "altro" che è sfuggito loro di mano, e paradossalmente non esitano a definirsi "eroi" e pionieri di un nuovo modello di business, di una rivoluzione economica senza precedenti.Forse, a ben guardare, è davvero così. Che il teatro rifletta sullo status quo della finanza mondiale con forme così intelligibili è azione lodevole. Che lo faccia in una città che pochi anni fa è stata duramente colpita dal crack d'una grande azienda come la Parmalat e che ancora oggi parzialmente ne paga le conseguenze, aggiunge ancor più valore all'operazione teatrale, ne rende ancor più significativa l'amara parabola.



LA REPUBBLICA, 03.03.2013

FESTINI, SQUALI E CDA. ASCESA E CADUTA DEL COLOSSO ENRON

di Rodolfo Di Giammarco

I manager truffatori e bancarottieri sono i Macbeth del mondo aziendale, sosteneva bene nel 2009 l’allora 28enne autrice inglese Lucy Prebble, varando il suo Enron dove va in scena l’arco 1992-2006 del colosso Usa dell’energia, impresa creativa e dopata che bruciò 60 milairdi di dollari, fallendo. Lo spettacolo del Teatro Due di Parma e del Balletto Civile con la regia di Leo Muscato è un livido e dissipatorio show di riunioni e festini, di topi di Cda e di scenari (Sex Gate di Clinton, match Bush-Gore, 11 settembre), e metafora d’un mercato del gas/petrolio che brechtianamente truccai bilanci con voci virtuali fino al crack, alla sonora condanna per frode all’Ad avventurosa (Alessandro Averone) che aveva la fiducia del presidente (Roberto Abbati), e che si misura da amante a competitor d’una donna in carriera (Michela Lucenti). Insolito ed energico, l’apologo scenico di una bolla scandalosa, tra Springsteen e The Cure.



WWW.ILMATTINODIPARMA.IT, 09.03.2014

NELLA CITTA' DELLA PARMALAT LA MADRE DI TUTTI GLI SCANDALI

‘ENRON’: LEO MUSCATO PORTA AL TEATRO DUE I MOSTRI DELLA FINANZA. E IL PUBBLICO APPLAUDE

di Fabio Manenti

(...) L’Enron di Muscato danza, come in un musical, sul palco. Un movimento frenetico, esaltante, che si manifesta subito, quando in una surreale discoteca si discute di affari a chissà quanti zeri. Un ballo che prosegue, esaltato, in personaggi che sono essi stessi una bolla. Jeff Skilling interpretato da Alessandro Averone, cresce e declina al tempo stesso, toglie gli occhiali e cambia pettinatura, detta le direttive da un tapis roulant che non c’è, in una scena tanto semplice quanto spiazzante. Il suo personaggio è lievito: si gonfia perché acido, consapevole di esserlo.Sullo sfondo la storia americana che è storia del mondo, gli intrecci con la politica e il sostegno elettorale a George W. Bush, un sussurro alla Torri gemelle e un ammiccamento alle teoria del complotto, la crisi energetica della California. Ed è tutto collegato, lampante, vero. L’energia stessa di Enron è la conoscenza che dà al pubblico. Poi c’è l’arte di saper trasmettere quella conoscenza. Muscato in questo è di una bravura abbagliante. Non rapisce lo spettatore ma lo convince a seguirlo, senza perdere un passaggio; lo fa consapevole. E il pubblico applaude, perché Enron è proprio lo spettacolo che avrebbe voluto vedere.



WWW.KLPTEATRO.IT - 12.03.2013

di Andrea Alfieri

(...) L'allestimento si presenta come un'articolatissima macchina scenica che tramuta una lezione di economia in un vivace varietà dal taglio quasi televisivo, in cui la dettagliata ricostruzione dei fatti si arricchisce di una bagarre di ironiche inventive metaforiche. Amministratori delegati, operatori di borsa o direttori finanziari condividono il palco con uomini topo, pupazzi e mostri rapaci che raccontano un mondo talmente deteriorato da parafrasare l'allucinatorio.

Se Brecht avesse lavorato a Broadway questi sarebbero forse i risultati. Una trasposizione scenica che si sorregge solidamente sull'intreccio con il musical, con la scrittura fisica affidata a Michela Lucenti, riaffacciandosi sulla scena musicale pop di quegli anni e coreografando tempi e ritmi del complesso puzzle degli eventi, in una scansione di danze alienate per tradurre quel dissennato senso di euforica perdita di controllo nella gestione aziendale.

“Enron” è uno spettacolo che coniuga il teatro di impegno civile con le intuizioni creative di uno show tipicamente anglosassone, sollecitando i sensi senza sacrificare gli intenti didattici, insomma divertendo e istruendo al tempo stesso.