ESTRATTI DI RECENSIONI

 

 

 

AVVENIRE

di Fulvio Fulvi

L’ Edipus di Testori è una spiazzante, modernissima riflessione tra i rapporto tra padre figlio, un malinconico e provocatorio j’accuse contro il sistema che vuole far fuori i decaduti, gli emarginati della società, i fragili abbandonati a se stessi […] E non per niente c’è scritto fragile sulla spalliera dello scanno al centro del proscenio e pontifica il guitto protagonista solitario dell’ Edipus […] proposto nell’acuta regia di Leo Muscato e recitato in modo straordinario da Eugenio Allegri il quale con assoluta naturalezza rovescia dalla scena una valanga di strazi e dolori dentro l’anima nostra parole che Testori rivolse a Franco Parenti

 

CORRIERE DELLA SERA

di Magda Poli

Esplode il gioco interpretativo del teatro nel teatro e l’exursus di Allegri, impastato di malinconia, traccia un filo diretto tra la giullaria irriverente, la commedia dell’Arte e passando per l’avanspettacolo Testori con la sua lingua ruvida e struggente, eccezionale mezzo di teatralità. Allegri-guitto che ben si arrabatta nel suo essere attore è cialtrone ironico irriverente un clown della parola e dell’azione che incontra la concretezza ruvida e struggente della lingua di Testori e la cavalca con ricchezza di segni interpretativi.

 

L’UNITÀ

di Francesca De Sanctis

Fragile è la vita dell’artista e lo spettacolo […] è soprattutto questo, un omaggio al teatro che existe e rexisterà contra de tutti e de tutto […] lingua di Testori che mescola latino, dialetto lombardo/veneto, italiano che Allegri, protagonista dello spettacolo Edipus, diretto da Leo Muscato, padroneggia con una tale naturalezza che verrebbe da chiedergli dove e quando e come ha imparato a parlarla. D’altra parte tutto lo spettacolo sembra essere cucito su di lui. L’Edipus di Testori racconta di uno Scarrozzante che si trova a interpretare tutti i ruoli il padre, il figlio, la madre. […] Ci pensa Allegri con il suo mondo che ci ricorda la commedia all’italiana a mettere la sua arte a servizio dell’arte colorando di mille sfumature questo spettacolo […] regalandoci dei momenti di pura poesia.

 

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La magia del teatro nel testo di Giovanni Testori con l’interpretazione di Eugenio Allegri diretto da Leo Muscato

di Miriam Larocca, 10.03.2015

Esistono degli spettacoli che sembrano dedicati a chi entra a teatro per la prima volta. Un attore magnifico, una scenografia colorata, dei costumi bizzarri, un linguaggio originale, una regia materna e un testo compatto che rielabora il mito e quindi apre ai grandi temi della vita.

Edipus di Leo Muscato con Eugenio Allegri su testo di Giovanni Testori è un invito al teatro e una meravigliosa trappola per chi non ne potrà più fare a meno; la magia del metateatro e del gioco di specchi infinito tra attore personaggi e regista, costruiscono la cornice all’interno della quale il testo sviluppa tutto il suo incanto.

Un clown capocomico, unico superstite di quella che potrebbe sembrare una compagnia della commedia dell’arte fuori dal tempo, compare seduto su di una sedia con la scritta “fragile”, dando le spalle al pubblico per raccontare e recitare, in “italicano”, la vicenda di sé e di Edipo. Si gira, si alza, toglie il naso rosso e ha inizio la magia.

Interpreterà tutti i personaggi, protagonisti e di contorno, con l’aiuto di manichini, vestendo ora i panni dell’attore, ora del regista e poi del burattinaio, e conducendo lo spettatore attraverso gli universi apparentemente paralleli ma sempre convergenti nel mondo di un clown, del comico e del tragico. Comico e tragico che arrivano al pubblico grazie ad un’interpretazione superba di Allegri, strappando risate e applausi a scena aperta ma, facendo anche trattenere il fiato e correre brividi lungo la pelle.

Dopo “L’Ambleto” e il “Macbetto”, “Edipus” conclude la “Trilogia degli Scarrozzanti” in cui Giovanni Testori inventa una compagnia di saltimbanchi che, pur frequentando solo teatri piccoli e decadenti, non demordono, continuando a recitare le grandi opere del passato. La regia del pugliese Leo Muscato, già Premio della Critica come Migliore Regista di Prosa e Premio Abbiati come Miglior Regista d’Opera, rende merito alle infinite possibilità creative che possono nascere dall’estrema pulizia e semplicità. Sappiamo che da qualche anno Muscato, è impegnato in una ricerca mirata all’esplorazione delle differenti sfaccettature dei quattro principali registri interpretativi: il Tragico, il Drammatico, la Commedia e la Comicità.

La conoscenza, la cura e il rispetto per tali elementi è il presupposto per costruire una dichiarazione d’amore per il teatro.

Tra la nebbia densa delle emozioni che questo spettacolo ci regala resiste, in trasparenza, la suggestione della simbiosi che Muscato e Allegri hanno stabilito, forse anche per trovare una risposta al costante interrogativo sul rapporto tra regista e attore, tra attore e spettatore, e tra spettatore, anzi “spectaculante”, e teatro; quella scritta sulla sedia è per il teatro di Muscato quello che il regista interpretato da Mastroianni in 8 e ½  è stato per il cinema di Fellini.

 

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di Valentina De Simone

(...) Miseri mentecatti soggiogati dal potere, è nell’impossibilità tragica del loro gesto scenico che si compie il rituale umano dell’inconsistenza, il fallimento mitico degli ideali in nome della necessità. E in questo Edipus di Giovanni Testori, con la regia sapiente di Leo Muscato, la disfatta del sacro ha toni esilaranti da farsa grottesca, con un carrozzone di ultimi, di reietti della società, asserragliato in una straziante e, al contempo, esilarante offensiva in nome dell’identità e della dignità imprescindibile dell’esserci. Eugenio Allegri, nei panni del protagonista, suona alla perfezione la ruggente materia linguistica testoriana, facendola risuonare in un corpo modulato tra la nostalgia e l’ostinazione. Vederlo muoversi in scena, tra le rovine di un teatro svuotato dell’immaginazione che troppo simile al nostro, a volte, ci appare, è un pugno davvero assai ben piazzato, e un’emozione, grande.

 

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L'EDIPUS DI MUSCATO: UN ALLEGRI COL NASO  ROSSO

di Sarah Curati

Un attore in abiti da clown, assonnato, è colto di sorpresa in un momento di riposo: si è persino dimenticato di togliere il canonico naso rosso.

È seduto su una sedia su cui campeggia la scritta 'fragile' e sorride dolcemente al pubblico, pronto ancora una volta a vestire i panni di altri personaggi, a ricominciare la finzione del teatro.

Già dalla prima scena si intuisce che “Edipus” è, prima di tutto, un atto d’amore verso il teatro e l’arte dell’attore.

Lo spettacolo, che vede protagonista Eugenio Allegri per la regia di Leo Muscato, è arrivato a Roma inserito nella rassegna Dominio Pubblico, progetto di stagione congiunta fra teatro Argot e teatro dell’Orologio, che ha l’intento di proporre spettacoli capaci di indagare il nostro contemporaneo. (...)

(...) A distanza di vent'anni dall'interpretazione di Sandro Lombardi e a quaranta da quella storica di Franco Parenti - da cui Allegri rimase profondamente colpito - il progetto “Edipus”, al contempo riflessione politica e sul rapporto padre/figli, è stato ripensato per l’attore piemontese, alla sua prima volta sotto la direzione di Leo Muscato.

Allegri, allievo di Lecoq, si fa carico nella sua magistrale interpretazione di tutta la lunga esperienza di comico dell’arte, assorbita nella sua fisicità come nella parola, che pare risentire anche della lezione del grammelot di Dario Fo.

Riesce così a donare molteplici sfumature al testo: ora malinconico, ora irriverente o ironico, a seconda dei personaggi che prendono vita davanti agli occhi del pubblico. La regia di Muscato prevede cambi d’abito in scena, sfumati solo da una tenda trasparente che lascia intravedere i manichini con i costumi, in un continuo rimando tra teatro e finzione, fra il personaggio e l’attore che lo interpreta.

Calato il sipario, smessi i panni dei personaggi, il capocomico tornerà nei propri abiti abituali per ritrovare quella sedia iniziale, rimettersi il naso rosso e riprendere il sorriso di chi, ancora una volta, ha reso felice il pubblico. 

Ecco allora che la solitudine, prerogativa esistenziale dell’artista, ribadita da quella scritta 'fragile' sulla sedia, ha qualcosa di struggente, quasi a descrivere la fragilità di chi è solo contro un sistema che non garantisce i mezzi per produrre cultura. Lo scarrozzante però ci ricorda che, nonostante le poltrone vuote, far teatro non solo è possibile, ma necessario, perché lo spirito del teatro “existe e rexisterà contra de tutti e tutto, infino alla finis delle finis”.

 

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di Tania Turnaturi

(...) Questa messa in scena è stata pensata da Muscato per Eugenio Allegri “comico dell’arte” e sperimentatore linguistico, che si esprime con estrema padronanza e scioltezza nell’“italicano”, suggestiva e incisiva lingua originata dalla commistione di italiano, lombardo, latino maccheronico, francesismi e neologismi spagnoleggianti, che rende contemporanea, anzi atemporale, una vicenda cardine del teatro classico.

Lo scarrozzante allestisce il suo spettacolo di forte impatto metateatrale, vestendo prima i panni di Laio, poi di Giocasta con parrucca e corona e, infine, quelli di Edipo violentemente ribelle verso i valori della vita e della cultura paterni e desideroso di regredire nel grembo materno come luogo della natura primordiale.

Con lo stesso inestricabile inviluppo che caratterizza questo lessico derivante dall’innesto di altre lingue, artefatto eppure intelligibile, viene rappresentata senza soluzione di continuità la tragedia del mito frammista alla personale sventurata vita dell’attore, per il popolo che non si scandalizza delle volgarità e delle blasfemie della compagnia di guitti e reietti convinti che “el teatro existe e rexisterà contra de tutti.e de tutto, infino alla finis delle finis”.

In sintonia con tutto lo sviluppo della messinscena, anche l’epilogo mescola vita e rappresentazione, ponendo fine all’una sul palcoscenico dell’altra.

 

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di Enrico Gussoni 10/3/15

HA COLPITO MOLTO L'EDIPUS DI TESTORI ALLA SALA RATTI DI LEGNANO

Eugenio Allegri ha interpretato magistralmente, martedì sera al Ratti, l'Edipus di Giovanni Testori, una delle più azzardate riscritture moderne della grandiosa opera di Sofocle. A partire dal linguaggio utilizzato, l' "italicano'', una deformazione linguistica, misto di lombardo, di francesismi e latinismi classici e medievaleggianti allo stesso tempo, l'opera appare difficile, inconvenzionale, disorientante con il suo pendolo tra comicità e turpe tragedia, quasi offensiva.

Queste erano forse le sensazioni che il pubblico sofocleo provava? L'inebriazione del dionisiaco pervade la scena con immagini e messaggi moderni, attuali, ma che vogliono risvegliare sentimenti e moti non dissimili da quelli originali.

L'opera è il terzo capitolo della Prima Trilogia di Testori, quella degli "Scarrozzanti", dopo l'Ambleto e il Macbetto: Allegri è solo sulla scena, affiancato dal "ragazzo", che poi è lo "spirito del teatro" (il regista Leo Muscato), e, come unico "scarrozzante" rimasto, salta letteralmente da un personaggio all'altro travestendosi, mutando e accompagnando ogni travestimento e mutazione con dissertazioni tra la vanvera e la poesia. Laio, re di Tebe, sua moglie Giocasta ed Edipo si alternano così con manichini, in monologhi che diventano dialoghi invisibili ma palpabili tra figure tremanti ed eteree.

La scenografia è doppia: un sipario semitrasparente divide la scena in due lasciando trasparire delle "quinte" in cui l'attore si arrabatta per vestire, svestire e creare letteralmente lo spettacolo.

Così Scenaperta, insieme a Nidodiragno e off Rome Pierfrancesco Pisani con Infinito srl, ha portato al Teatro Ratti un grande esempio di drammaturgia italiana e lombarda.

 

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di Laura Amelio

Edipus è uno spettacolo di grande impatto, una pièce nella pièce che lascia il pubblico letteralmente a bocca aperta sotto tanti aspetti, a cominciare dalla scenografia semplice, ma poetica, evocativa e giocosa al tempo stesso. Vedendo i tanti manichini appesi sullo sfondo – alcuni dei quali in vece di personaggi – sorridiamo e capiamo subito che il povero attore si lancerà in un’impresa epica. Tenterà infatti di mettere in piedi una tragedia facendo forza soltanto su se stesso e su quello che lui chiama lo “spirito del teatro” (un ragazzo che lo segue occupandosi delle luci e della musica).

L’interpretazione di Eugenio Allegri è geniale, davvero non la si potrebbe descrivere diversamente. Il personaggio è cucito su di lui. Allegri è un attore completo, presente sulla scena non solo come pura voce che declama, ma anche, e soprattutto, come corpo vivo. Momenti frenetici si alternano ad istanti più pacati e malinconici, con il ritmo non perde mai un colpo: resta intenso e il pubblico segue ogni singolo movimento dell’attore senza perdere mai l’attenzione. Vincente l’idea di reinventare il linguaggio.

Le risate, utili anche a esorcizzare qualche piccola volgarità, non tardano ad arrivare, tuttavia lo spettacolo è lontano dall’essere un intrattenimento frivolo e leggero. Edipus è un’indagine sensibile e profonda, un’ode al teatro e alla sua intrinseca potenza e bellezza; è un elogio alle sue origini, ai suoi intenti, nonché una constatazione amara delle difficoltà che quest’arte incontra. É un interessante spunto di riflessione, da non perdere.

 

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di Giulietta Mastroianni. 20.02.2015

STREGATI DA EDIPUS

"Edipus” andato in scena al Piccolo Teatro degli Instabili ad Assisi reinterpretato dalla spregiudicata penna di Giovanni Testori è innanzitutto una prova attoriale, il campo liberato dagli appigli della facile seduzione è lasciato alle capacità di un attore in grado di organizzare la scena in autonomia, e di interpretare tutti i personaggi, dal padre re della prigionia e della “civis tebanica”, alla madre Giocasta “incesta”, ad Edipus, esibiti al pubblico in una lingua italica, tra il lombardo e il latino, che suona come uno strumento di comicità gestuale, più che come un canonico mezzo comunicativo.

La prova viene superata brillantemente da Eugenio Allegri, interprete degno della storica interpretazione di Sandro Lombardi, capace di veicolare gli accadimenti e gli umori, di mimare il senso, anche quando la parola rimane muta del significante e si perde nella musicalità della partitura scenica, rimanendo sempre presente a se stesso. La storia è quella di un capocomico costretto a rappresentare lo spettacolo da solo, abbandonato dagli altri attori, che insieme, al “ragazzo”, che è lo spirito del teatro, ricorre a travestimenti multipli ed espedienti da addetto ai lavori, nell’andirivieni dal dietro le quinte al proscenio.

Edipus è il figlio sciancato, perduto sin dall’inizio, che ristabilisce l’ordine, disfacendolo, come solo possono fare quelli “quelli che hanno da perdere e da crepare” per far sì che ci sia sempre “qualcuno che ha da vincere”. Il testo sembra dunque voler far luce sull’interrogativo principe del teatro, quello del voler svelare i meccanismi artificiali della finzione, per poter narrare la realtà denudandola dagli artefatti della recitazione e della manipolazione della storia, così come è stata pensata. Ed è proprio la parola la chiave che apre la porta della finzione, perché messa in luce, grazie al camuffamento del linguaggio stesso, in quello che dice, ma soprattutto in quello che nasconde, lasciando libera l’evocazione e la trasmissione del senso percepito.

 

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EDIPUS
di Federica Leone

Le musiche che hanno accompagnato lo spettacolo echeggiano ancora fuori dalla sala, canticchiate da alcuni spettatori,mentre altri si asciugano le lacrime.«Il linguaggio della pièce ha del veneto, del lombardo e del latino»,dicono altri spettatori esperti. A me sembrava di ascoltare una fiaba. Le musiche forse mi hanno influenzata. Gli echi classici mi bussavano alla mente mentre l’attore mi attirava a se con il suo linguaggio, inizialmente ostico e sconosciuto, e con i suoi personaggi, così vivi e empatici. Inizialmente avevo un freno,una tensione emotiva , data forse dal testo un po’ incomprensibile per le mie orecchie partenopee .Poi come spesso succede con i bravi attori, la tensione e l’ansia sono svaniti lasciando che il fiume di emozioni, suoni, parole e dialetti raccontassero una nuova visione del classico sofocleo, attraverso il linguaggio e gli occhi di un grande letterato: Giovanni Testori, portato sulla scena da Eugenio Allegri con la regia di Leo Muscato. “Fragile” è la prima parola che cattura l’attenzione sulla scena. Fragile è l’animo umano quando è ferito ed abbandonato. La ring komposition che mi ha accompagnato nell’analisi dei testi classici, questa sera l’ho vista -per la prima volta- a teatro. Nella sala, stranamente, regnava il silenzio, rotto solo alla fine dagli interminabili applausi che hanno abbracciato l’emozione e la bravura dell’attore. Consiglio vivamente questo spettacolo dal riso facile e dall’emozione concreta. Federica Leone 


 

Alibi on line

di Saul Stucchi

 

Allegri è bravissimo a dare corpo alla straordinaria lingua di Testori, sapiente e sapido miscuglio di alto e basso (come quella di Shakespeare), di latino e milanese, di classico e contemporaneo, di aulico e scurrile, di calchi e d’invenzioni folgoranti […] E da brividi è l’amplesso incestuoso (“l’ancesto”) tra Edipus e Iocasta. Il dolore è dolore, così come il piacere è piacere a cui ogni sera, confessa il primattore, egli si abbandona, incapace di trattenersi, che sia per la foga, l’immedesimazione o la fregola…

 

 

Spettacoli News

di Valeria Prina

 

Così Edipus visto ai giorni nostri diventa un modo per ricordare la forza del teatro, che sempre può e vuole raccontare delle storie […] Dunque, oltre alla performance, davvero notevole e di forte impatto dell'attore, al linguaggio di Testori, che è popolare ma, per nulla facile, richiede una forte attenzione, allo spettatore del Filodrammatici rimane sicuramente uno stimolo a ragionare sul teatro, la sua capacità di reinventare storie classiche, dandogli un rilievo comunque attuale, la sua forza come intrattenimento che colpisce cuore e cervello e di conseguenza l'importanza che a tutto questo non si debba mai rinunciare.

 

 

Punto e linea magazine

di Claudio Elli

 

[…] come in tutta la Trilogia degli Scarrozzanti, scritta tra il 1974 e il 1977 e comprendente insieme a Edipus le opere Macbetto e Ambleto, emerge l’amore verso il teatro celebrato nonostante qualsiasi avversità, in quanto vettore di una poesia che traduce l’immagine mitografica di un sogno popolare nella burla spesso amara di un’esecrata realtà. Suggestione che Eugenio Allegri, grazie anche alle invenzioni registiche di Leo Muscato, riesce a trasferire nell’anima degli spettatori, unendo il divertimento e lo scherno alla proclamazione di un manifesto di resistenza teatrale.

 

 

Milanoteatri

di Arianna Lomolino

 

Allegri assume su di sè la totalità di questa tragedia, con la fantasia coscienziosa del teatrante, come un direttore d’orchestra svela con fare ironico e sbrigativo la finzione, che si innesta nella – a sua volta – fittizia sgualcita realtà degli scarrozzati. La ragia è robusta, non ha bisogno di orpelli, ben pondera le musiche e dichiara di divertirsi tanto con le luci, quanto con la gestione di una scena poco convenzionale. Allegri recita, con emozione ammiccante, soprattutto con riconoscenza un testo che svela la natura inestinguibile del classico, fragile bensì implacabile materia viva.