ESTRATTI DI RECENSIONI - CASA DI BAMBOLA / L'ALTRA NORA

LA STAMPA

di Osvaldo Guerrieri

(...) Non solo la cornice, ma anche il linguaggio è aggiornato, il copione è rimaneggiato e in parte riscritto. Il risultato è convincente merito anche di un Lunetta Savino molto espressiva, soavemente lunatica, simpaticamente fuori di testa e infine profondamente donna.



IL SOLE 24 ORE

di Renato Palazzi 

(…) Anche qui, come in Romeo e Giulietta, il regista riesce ad attuare un paradossale ribaltamento delle apparenze, e lo fa più o meno nello stesso modo, a riprova che i suoi procedimenti non sono affatto casuali.
La Nora alterata, maniacale di Lunetta Savino risulta stranamente più credibile, per certi aspetti più umana delle Nore convenzionali. È il matrimonio che le ha fatto male, o il suo disagio avvelena la vita a due? Poco importa. Quando, alla fine, “se ne va” non sembra l’atto dimostrativo di un’eroina proto-femminista, ma una disperata fuga per salvarsi. Inoltre i suoi scompensi mettono in luce l’ipocrisia di chi le sta a fianco, il marito tratteggiato con toni viscidi da Paolo Bessegato, che bada solo a se stesso o approfitta addirittura della sua debolezza per abusarne, ma anche l’amico dottore, che ha il volto stralunato di Ruggero Dondi, più propenso a concupirla che a curarla: l’immagine di costui che, ormai vicino alla morte, resta solo sul pianerottolo in costume da Pierrot, è però lancinante, è emblema della gelida solitudine che li attanaglia tutti.



LA REPUBBLICA

di Alfonso Cipolla

(…) Muscato riscrive dunque e adatta a situazioni che ci sono più vicine ridisegnando anche i personaggi, questo lontano ma sempre grande capolavoro ibseniano. E imprime con sicurezza e incisività un suo segno allo spettacolo dimostrando un’indubbia capacità a lavorare con gli attori, inserendoli dentro una storia che funziona a dovere.
Maria Grazia Gregori - www.delteatro.it

(...) Il dramma all’epoca destò grande scalpore, perché portava sulla scena le ipocrisie di quella stessa borghesia seduta in platea. Muscato parte proprio da questo dato, e dal tentativo di annullare le distanze tra il pubblico e i personaggi. Ne nasce L’Altra Nora del sottotitolo, riprendendo il nome della protagonista che adesso potrebbe essere benissimo una nostra dirimpettaia. L’indignazione d’un tempo certo non si scatena, né è questo l’obiettivo, dato che la regia punta a un umorismo satirico, che esplode nella ricchissima interpretazione di Lunetta Savino, d’un realismo si potrebbe dire surreale.

​WWW.MILANODABERE.IT

di Mauro Ilarietti

(…) Duplice sin dal titolo, è l'ultima fatica di Leo Muscato: Casa di bambola / L’ALTRA NORA, proposta in questi giorni al CRT - Teatro dell'Arte. Una sala gremita (quasi un lusso per la prosa sperimentale o contemporanea!), è il preludio ad uno spettacolo che per ricchezza di contenuti è degno specchio di cotanto pubblico. Ricchezza che prende origine da un'agile riscrittura del capolavoro ibseniano e che Leo Muscato riesce a tramutare in una compiuta partitura scenica, spruzzata di ironia, nevrosi e rock.
L'esercizio è tutt'altro che fine a se stesso. L'annullamento del passato nel presente ha il merito di rivelare, ancor più che lo scarto sul testo originale, tutta l'immobilità che nel secolo e mezzo trascorso tra le due scritture ha dettato il tempo al canovaccio della vita familiare. Un percorso obliquo, ma più che sufficiente per capire che al centro della lente, ancora una volta, ci siamo proprio noi...



WWW.TEATRO.ORG

di Francesco Rapaccioni

(...) Questa Altra Nora è stralunata, come un Pierrot. Surreale. Proprio come nell'azzeccata immagine della locandina, un riflesso, figura ectoplasmatica dietro un vetro annebbiato, il dito a toccare un'anima evanescente. Una persona che confonde i sogni con la vita.
Nora vive di sogni (il vecchio signore che le lascia un'eredità) per colorare l'incolorabile grigiore in cui viviamo. Nessuno l’ascolta veramente, quelli che la circondano e che dicono di amarla sono sordi e ciechi alle sue richieste di aiuto, ai chiari segnali che lei invia. Lei è costretta a navigare a vista per non affondare, a vivere alla giornata. Fino a che si rende conto che una battaglia con quegli stronzi egoisti che la circondano non ha senso. Nora è una creatura imprigionata, nostalgica della libertà, e reagisce nell'unico modo possibile alle catene che gli altri le hanno attaccato…



HYSTRIO

di Giuliana D'Amico

(…) Muscato riscrive Casa di Bambola riuscendo nell'obiettivo mancato da molte produzioni postmoderne viste recentemente in Norvegia. Non basta vestire i personaggi in jeans e maglietta per fare Ibsen davvero nostro: serve che i suoi drammi parlino a noi come facevano nel tardo Ottocento. Lode quindi alla riscrittura di Muscato e all’interpretazione della Savino, che ha saputo rendere il personaggio rivisitato.
Giuliano D’Amico (Hystrio)



WWW.TEATRO.ORG

di Francesco Rapaccioni

Leo Muscato è un giovane regista intelligente e sensibile (non a caso premiato quest'anno dall'Associazione Nazionale Critici di Teatro) che, evidentemente, avverte la necessità vitale di proseguire in una incessante indagine sull'anima. E continua con intelligenza, sensibilità e coraggio a guardarsi dentro, a scrutare, a sondare la realtà e le pieghe del cuore della “sua” Nora.
Così nel riallestire “Casa di bambola / l'altra Nora” ha limato il testo e levigato la recitazione degli attori, gli stessi (Lunetta Savino, Paolo Bessegato, Salvatore Landolina, Carlina Torta, tutti bravi), un cast di gran classe e di lunga esperienza teatrale, a cui si è aggiunto Riccardo Zinna, che apre e chiude lo spettacolo con il suono struggente della tromba, altra novità. Ma soprattutto ha affrontato il finale, impostandolo in modo radicalmente diverso, ora di maggiore coerenza con l'operazione già effettuata nel riscrivere il testo ibseniano.
Nora non se ne va. Vorrebbe, ma non può. Ha indossato un costume simile alla Nora di Ibsen e ha compreso che chi la circonda l'ha avvicinata solo per interesse personale, per egoismo, quelle persone che non l'hanno mia amata al di là delle parole, quelle persone che non hanno “individualità” e che nella lucida e sofferta scrittura di Muscato sono identificate per categorie, seppure con il determinativo: il marito, l'amica, l'uomo, il dottore.
Nora non è più una ragazzina, si suppone sia quarantenne. Non può fare le valige e andarsene di casa. Non più. È troppo tardi. Non avrebbe la forza di ricominciare. Su quali presupposti ricominciare? Non è bastato trovare rifugio in un confortevole disagio mentale, versione aggiornata di quella ovattatura che il padre e il marito le avevano costruito addosso nel testo di Ibsen. Quando finisce l'amore, anzi, quando comprende, inesorabilmente, che l'amore non c'è mai stato, quando finiscono le illusioni, quando non c'è più salvezza, quando implacabilmente ha la certezza spietata che non è possibile diventare “un'altra Nora”, che succede in quell'istante? Succede che Nora non ha alternative. Se non buttarsi di sotto dalla terrazza.
Il finale lascia senza parole, interdetti. Per l'estrema verità, la coerenza, la lucidità. Per il non fare facili concessioni.