​ESTRATTI DI RECENSIONI

Romeo & Giuletta / NATI SOTTO CONTRARIA STELLA

 

 

WWW.ILSOLE24ORE.COM

di Paolo Bignamini

Brilla al contrario, ma dalla parte giusta, la stella di Leo Muscato. Il suo "Romeo e Giulietta" rivisitato, riscritto, interpretato alla rovescia è un piccolo capolavoro, uno spettacolo che riesce, cambiando con audacia l'ordine degli addendi, a ottenere il più shakespeariano dei risultati. L'allestimento del giovane regista, esponente tra i più interessanti della generazione emergente, poggia innanzitutto su solide basi storiche: un riferimento chiaro al teatro elisabettiano, interpretato da soli uomini, e la consapevolezza che i testi del cinquecento erano pre-testi sui quali veniva chiesto agli attori di improvvisare. E il caso di Shakespeare non faceva differenza. "Romeo e Giulietta nati sotto contraria stella" vede in scena sette attori comici, tutti maschi, pronti a interpretare "la dolorosa storia di Giulietta e del suo Romeo". Fuori parte per età, sesso, caratteristiche attorali, fuori scena per allestimento e ambientazione, tutto all'inizio gioca contro lo spettacolo. E il contrasto catalizza subito l'effetto comico. Ma la straordinaria antifrasi, la curata drammaturgia (che rispetta per buona parte in maniera rigorosa la tragedia originale) e l'eccellente qualità degli attori genera il miracolo tragico. La scena "evocativa", quasi intrisa di realismo magico, la misura struggente della Giulietta di Ruggero Dondi, il dimesso Romeo di Salvatore Landolina, lo straordinario apporto comico e grottesco di Ernesto Mahieux e Pier Francesco Loche, trasformano la farsa in tragedia e la tragedia in farsa. Senza soluzione di continuità lo spettacolo esce da un genere ed entra nell'altro, e alla fine disegna un "Romeo e Giulietta" di rara fedeltà all'originale. Una fedeltà carica di onestà intellettuale e teatrale, una sincerità artistica che colloca questo nuovo lavoro di Leo Muscato tra le proposte più interessati dell'intera stagione teatrale italiana. 



LA PROVINCIA - 23.02.2011

SE GIULIETTA HA LA BARBA BIANCA

di Nicola Arrigoni

La forza e la magia del teatro stanno nell’addio pronunciato alla ribalta fra una Giulietta con la barba e tutù bianco (Ruggero Dondi) e un improbabile Romeo (Salvatore Landolina) con gli occhiali e decisamente fuori età. Se con due amanti così si rischia di commuoversi fino alle lacrime allora vuol dire che ieri sera al Ponchielli è scattata la scintilla che rende tutto possibile, che fa quel ‘facciamo finta che’ più vero del vero. Questo è accaduto in un teatro strapieno il 22 febbraio  con 'Nati sotto contraria stella' ovvero La dolorosa storia di Giulietta e del suo Romeo, impunemente interpretata da comici trasformisti, specialisti in teatro di ricerca e in comparsate. Il lungo sottotitolo dell’intelligente e filologico ‘tradimento shakespeariano’ messo in atto da Leo Muscato dichiara tutto o quasi di una messinscena che gioca con teatro e fa del gioco della scena la materia di cui sono fatti i sogni.

Si ride e si ride tanto in questo Romeo e Giulietta fedelissimo all’originale, fedelissimo a quella tragedia lirica che Shakespeare compose introducendo l’amore e l’eros (argomenti da commedia) nel tragico, fino a Romeo e Giulietta, terreno solo di potere, vedetta e morte. Il prologo iniziale vede schierata la compagnia e la denuncia di un’estetica: la volontà di massacrare le storie, una provocazione che porta l’azione teatrale in uno spazio altro, uno spazio separato, (mas)sacro per l’appunto, in cui tutto è possibile, in cui l’amore ha il sorriso e la natura sgangherata di una compagnia di comici un po’ triviali e ‘improvvisati’ ma anche la tenerezza di una poesia che arriva e commuove quando meno te lo aspetti, sotto le forme buffe di un Mercuzio che è oracolo di sventure e vittima della violenza, Ernesto Mahieux. Quei comici recitano come possono la loro storia, lo fanno con un trovarobato da vecchio magazzino, lo fanno con i loro corpi inadatti ai ruoli che interpretano eppure — alla fine — Romeo e Giulietta c’è tutto, le parole di Shakespeare arrivano intense e vere, ma soprattutto credibili e commoventi. Ma c’è di più. Leo Muscato e la sua compagnia di splendidi attori con un’alta percentuale di umanità e storia scenica alle spalle (oltre ai già citati, Marco Gobetti, Giulio Baraldi, Giordano Mancioppi e il non meno determinate musicante Dario Buccino) mettono in scena la magia stessa del teatro, rendono viva e modernissima la lezione del teatro elisabettiano, ovvero del teatro quello che si faceva davanti ad un pubblico eterogeneo, il teatro che si costruisce sulla scena facendo, scrivendo le parole nella bocca degli attori, proprio come facevano Shakespeare, Molière, Goldoni, Pirandello... Insomma ieri sera il teatro ha dimostrato che ‘nascere sotto contraria stella’ non è sempre un male... Trionfali e meritati applausi alla fine.



WWW.DELTEATRO.IT

di Renato Palazzi

( ... ) All'inizio, l'intento di questa pittoresca formazione parrebbe solo quello di demolire, di fare letteralmente a pezzi la vicenda ricorrendo a ogni sorta di costumi approssimativi e di scenografie dichiaratamente inadeguate. E infatti la prima parte dello spettacolo sembra puntare a un tono soprattutto parodistico, con gli attori che commentano il modo in cui i compagni recitano le rispettive battute, che bisticciano tra loro come i personaggi della Francesca da Rimini di Petito, che se la prendono coi risultati del teatro di ricerca come Carlo Cecchi nei Sei personaggi in cerca d'autore. Tutto cambia quando irrompe alla ribalta la Giulietta di Dondi, che in tutù da ballerina di Degas, con la maglia della salute e la vistosa barba bianca, non solo si guarda fermamente dal cadere nella facile caricatura, ma si sforza di affrontare il ruolo della sposa adolescente con una serietà assoluta, e con un'incongrua fedeltà al testo scespiriano: anzi, assolvendo fino in fondo il compito che gli è stato assegnato arriva a metterci un certo sfacciato sentimentalismo, una carica di romanticismo quasi languido che, in un contesto così improprio, più che buffo finisce col risultare imprevedibilmente un po' straziante. In tal modo Muscato porta a termine un sorprendente teorema registico, che consiste nel dimostrare come a dispetto degli eccessi deformanti il testo riesca a mantenere una sua sorprendente credibilità: attorno al prodigarsi dell'insolita fanciulla diventano credibili anche il Romeo sessantenne e con gli occhiali di Landolina o l'improbabile balia di Loche: e alla fine è proprio Romeo e Giulietta che vediamo, con tutti i risvolti tragici al punto giusto, addirittura commovente più del solito grazie in particolare a questi interpreti avventizi, e al suggestivo accompagnamento di Dario Buccino, il bravissimo cantante-chitarrista.



WWW.CULTIRAMA.IT  04.02.2007

TEATRO: IDEE E PAROLE, SENZA MONNEZZA

di Francesco Rapaccioni

Uno spettacolo ironico e garbato che incide però nell'anima degli spettatori oltre l'immediata risata. Questa ri-scrittura di Giulietta e Romeo coglie nel segno, riesce a farci guardare dentro, a metterci di fronte a noi stessi, ci costringe a un esame di coscienza mai soddisfacente, con lucidità e potenza, come un coltello che incide la carne. A casa, nel silenzio della sera, pensando allo spettacolo, ci si sente straziati. E soli.


LEONARDO PUNTO E LINEA
di Matteo Modena

Un capolavoro. Questa è la definizione più adatta a Nati sotto contraria stella. Ed è una valutazione che chi scrive non ha paura a dare. Ci troviamo, infatti, di fronte ad uno spettacolo perfetto nella sua drammaturgia e nella sua messa in scena. La base è, ovviamente, la più famosa storia d'amore scritta da Shakespeare, ma il punto di partenza è molto diverso: "sette vecchi comici girovaghi massacreranno l'opera del poeta". E la prima parte è un vero "massacro": gag comiche a ripetizione, situazione al limite della follia. Lentamente, però, in una trasformazione senza soluzione di continuità, dalle ceneri dello Shakespeare distrutto (dove Romeo è un ex giovine attore con l'alitosi e Giulietta un attorone con la barba), emergono l'essenza e la poesia più profonde del bardo. Ed è in questa operazione che risiede il grande merito del regista Leo Muscato. Lo spettacolo non è solo comico (ed è ricco di situazioni comiche) ma profondamente poetico. La scena del balcone è la sintesi perfetta dello stile dello spettacolo: un momento sospeso tra poesia, romanticismo, comicità, ironia. Il cast si rivela ottimo e perfettamente in sintonia con lo spirito dello spettacolo che arriva al cuore dello spettatore partendo dal sorriso.



CORRIERE DEL GIORNO

di Gianluca Fumarola

(…) La bellezza delle scelte di Muscato sta tutta qui: nell’aver saputo cogliere le situazioni essenziali del teatro elisabettiano; nell’aver fermato il momento storico portandolo in una moderna chiave di lettura del testo; nell’aver dato importanza più alla figura dell’attore, che a quella del commediografo, recuperando appieno la forza e l’anima del teatro di Shakespeare, che faceva leva più sui suoi interpreti che sul copione scritto. Di fronte a questo punto di partenza il risultato è sconcertante in termini di bellezza rappresentativa e di originalità. Perché al centro di tutto ci sono sette interpreti magistrali, una scena “ingombrante” nella sua essenzialità, grazie a geniali metafore spaziali e, a livello linguistico, una commistione tra comico, tragico, umoristico e grottesco che convivono insieme, senza nessuna forzatura (…)
 

IL MATTINO

di Franco De Ciuceis

Le parole, i personaggi, i passi salienti di Shakespeare ci sono tutti, o quasi. Ma a raccontare la storia di «Romeo & Giulietta», stavolta c'è una singolare compagnia di comici: sono tutti uomini, anche per le parti femminili (ma ciò era nella consuetudine del teatro elisabettiano) e nessuno di essi è in verde età, anche nel rivestire i ruoli dei due adolescenti amanti e dei loro giovani compagni. Eppure, l'operazione drammaturgica condotta da Leo Muscato con la sua insolita compagine, ora in scena al Trianon, non tradisce lo spirito di fondo e irrompe con originale teatralità nel tragico nucleo poetico dell'opera. In apertura, il sipario mostra un decrepito palcoscenico. Dal fondo avanzano i comici girovaghi: il vecchio attore di una volta, l'ex giovane attore d'avanguardia, il promiscuo partenopeo, il capo comparse, il servo di scena, il musicante. Vengono alzati due pali, un corda tesa in cima, una tenda scorrevole, e la scena è pronta. Una recita stracciona, gag forsennate, ciascuno in molteplici ruoli. Ernesto Mahieux compunta madonna Capuleti in gorgiera, Frate Lorenzo in ruvido saio e buffo Mercuzio; Giordano Mancioppi riccioluto conte Paride e bellicoso Tebaldo pronto ad affrontare il duello, elmetto in testa. Pier Francesco Loche, matronale Balia che vanta il latte dato a Giulietta. Ma, soprattutto, la sorprendente Giulietta di Ruggero Dondi (nella foto), barba candida, bianco corpetto e gonna di voile, a passi di danza come una diafana Fracci, e con un beckettiano ombrellino rosso passione. Un palloncino su una pertica, a mo' di luna, per la scena madre sul balcone. E gli slanci e il duolo di Romeo dell'attempato Salvatore Landolina. Spettacolo bizzarro e di prim'ordine, non parodia ma gioco metateatrale di citazioni e paradossi, di schietto divertimento.
 

L'AVVENIRE

di Domenico Rigotti

Divertente, e anche molto. Ma non fermiamoci alla prima apparenza perché è infatti tutt'altro che uno di quegli spettacoli scioccamente comici che spesso troviamo sulle ribalte, o uno Shakespeare liberamente giocato en travesti, questo Romeo & Giulietta ovvero "Nati sotto contraria stella" frutto dell'intelligenza creativa di un giovane regista che risponde al nome di Leo Muscato. Vero è che gli interpreti sono tutti uomini, ma messi al servizio di un'operazione non mancante di intelligenza e di fantasia che guarda a una dimensione metateatrale. Chi sono quei sei individui, già avanti cogli anni, cui si affianca una settima presenza, un suonatore e cantante che funge da uomo orchestra, che all’inizio vediamo uno dietro l’altro avanzare su un palcoscenico disadorno? Non sei personaggi in cerca d’autore, ma sei strampalati attori senza scrittura. Sei anziani e patetici attori ognuno proveniente da esperienze diverse e da fallimenti forse non solo artistici ma certo che riuniti tentano con ostinazione di mettere in scena la più famosa delle storie d’amore, di sangue e di morte. C’è il “vecchio attore di una volta”, “l’ex giovane attore del teatro d’avanguardia”, “il promiscuo di ricerca partenopea”, l’attore avventizio e non manca il servo di scena. L’impresa sembra disperata. L’avvio è penoso. Involontariamente comico. Ma a o poco a poco ecco il colpo di scena. E' tale il loro entusiasmo che, trascinati dalla forza delle parole, la vecchia e immortale tragedia, pur sottoposta a tagli e arbitrii, acquisisce una forza nuova e struggente. Riceve l'inossidabile William un omaggio straordinario. Poetico e grottesco lo spettacolo, che espone sotto traccia la condizione non facile dell’attore di oggi, vive di gustose trovate, di momenti di alta e felice teatralità. Quali ad esempio le scene fra i due protagonisti. Disegnati essi da un sobrio, efficacissimo Salvatore Landolina (Romeo) e da uno straordinario Ruggero Dondi che restituisce con molta finezza e ironica malinconia una Giulietta che si muove come una ballerina di Degas trascinandosi dietro l’ombrellino della Winnie beckettiana.
 

LA REPUBBLICA

di Sara Chiappori

A dimostrazione di quanto Shakespeare sia fonte inesauribile di un teatro capace di reinventarsi ogni volta, giocando con i suoi stessi codici e incatenando il pubblico alla sedia senza bisogno di effetti speciali, è in scena in questi giorni Romeo & Giulietta, ovvero Nati sotto contraria stella, spudorata, divertente rivisitazione della tragedia d’amore più famosa della storia. Artefice dell’operazione il giovane regista Leo Muscato che ha coinvolto un cast di soli uomini trasformandoli in una smandruppata, tenerissima compagnia di guitti en travesti alle prese con l’allestimento shakespeariano. Quasi degli scarrozzanti di testoriana memoria, ma leggeri e comici, scanzonati quanto basta per portare fino in fondo lo “scempio” iconoclasta del sacro testo. Su una scena invasa di bidoni, masserizie, costumi e piccoli sipari scorrevoli, eccoli dunque presentarsi al pubblico. Si litigano le parti, si rubano le battute, sbuffano, si moltiplicano in ruoli diversi per tamponare la mancanza di attori in numero sufficiente, salvo ritrovarsi con un pezzo di costume della balia innestato sulla tonaca di Frate Lorenzo. Ruggero Dondi è un’incantevole Giulietta sospirosa nel suo tutù da ballerina strizzato sul corpo di un attore più che navigato che non si è certo tagliato barba e baffi per questo ruolo, Pier Francesco Loche trasforma la sua balia in un possente donnone che interviene a sproposito con effetti comici irresistibili, Ernesto Mahieux (che in molti ricorderanno nel film di Garrone L’Imbalsamatore) regala alla sua madonna Capuleti l’energia travolgente del mattatore napoletano. Con loro, tutti da citare, Salvatore Landolina, Marco Gobetti, Giordano Mancioppi e il musico Dario Buccino. Uno spettacolo pieno di grazia, che non tradisce Shakespeare ma ce lo restituisce come suggestione dell’eterno gioco del teatro nel teatro. Da vedere.

WWW.TEATRO.ORG

di Gianmarco Cesario

(…) Magistrale l’interpretazione degli attori, tutti di grande esperienza e di maestosa bravura. Eccezionale l’interpretazione di Ernesto Mahieux, già vincitore di un David di Donatello per "L’imbalsamatore", che interpreta con la stessa grazia Mercuzio e Madonna Capuleti e Frate Lorenzo. Bravissimi Ruggero Dondi nella parte di Giulietta, Salvatore Landolina, attore "d’avanguardia" nella parte di Romeo, Pierfrancesco Loche nel ruolo della balia, di Benvolio e del Frate, Marco Gobetti, nei panni del padre di Giulietta, di Baldassarre, e anche lui del frate, e infine un grande Giordano Mancioppi, che offre la sua esperienza di direttore di palcoscenico per interpretare Tebaldo e Paride, con una leggerezza e spontaneità rare. (…) Gli attori all’inizio dello spettacolo si sono prodigati in un discorso preventivo al pubblico, anticipando che la loro specialità è massacrare storie. Ma raccontando questa storia sono riusciti a creare qualcosa di unico, uno spettacolo magico, dove si ride nella tragedia e della tragedia, creando momenti però assai toccanti incastrati alla perfezione con altri più leggeri ma non meno intensi.Non hanno massacrato una tragedia, ma probabilmente hanno creato qualcosa di prezioso che non sarà facile dimenticare.