ESTRATTI DI RECENSIONI - DUE DI NOI

WWW.TEATROESPETTACOLO.ORG  04.03.2012

L’INSOSTENIBILE “LEGGEREZZA” DI ESSERE UNA COPPIA
di Maria Lucia Tangorra

«La leggerezza è qualcosa che si crea nella scrittura». E' così che Gabriele Lolli (matematico e logico) commentava la lezione di Italo Calvino dedicata alla "leggerezza" nelle sue "Lezioni americane". Ci piace aprire così la nostra analisi sulla messa in scena di "Due di noi" di Michael Frayn curata da Leo Muscato perché è questa la sensazione rimandataci dal duo Lunetta Savino-Emilio Solfrizzi dal palco del Teatro Manzoni di Milano. E proprio quella leggerezza insita nella scrittura del drammaturgo britannico (più noto in Italia per "Rumori fuori scena") Leo Muscato non l'ha tradita nell'adattare un testo del 1970 al modo in cui noi italiani avremmo potuto recepirlo oggi, senza snaturarlo dell'humor che sa farci (sor)ridere di noi stessi. E' la leggerezza che corre nella riuscitissima coppia di attori, una leggerezza che non è sinonimo di superficialità, ma di capacità di stare ai tempi comici dettati dal testo e dal duettare con l'altro senza dimenticarsi di ascoltare il pubblico. Assistendo al farsi di "Due di noi" si acquista sempre più consapevolezza di come la chiave della leggerezza fosse quella più idonea per mettere in atto sulle tavole del palcoscenico il disfarsi dell'immagine della coppia perfetta. (...) Savino e Solfrizzi sono sincroni, suonano e scandiscono il ritmo con la loro gestualità, con apertura e chiusure delle porte, con una mimica che in Solfrizzi spicca nonostante non ci sia lo strumento della telecamera e/o dello schermo a metterlo inrilievo. (...) Gli uomini e le donne raccontati da Frayn ci pongono di fronte all'incomunicabilità, sentimento che sempre più dilaga nei rapporti umani - a partire da quelli a due. Grazie a un duo molto affiatato ci ritroviamo a guardare le possibili declinazioni del rapporto tra uomo e donna e a provare un effetto catartico anche grazie alla commedia (di buon gusto).

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DUE DI NOI AL MANZONI ED È SOLD OUT
di Luigi Scardigli

Il teatro somiglia terribilmente alla musica: tutto vecchio. La vera, unica, grande difficoltà, per riuscire a fare sold out, come è successo ieri sera al Manzoni di Pistoia, è saper rileggere, con gusto e leggerezza, tutto quello che è stato scritto, pochi anni fa o duemila, non importa.
Leo Muscato, regista, (...) ci è riuscito alla perfezione.

Certo, il compito, arduo e rischioso, visto il totale e disincantato disimpegno, di riportare in scena Due di noi, è stato nobilmente e allegramente facilitato da due pezzi da novanta del palcoscenico, Lunetta Savino e Emilio Solfrizzi, mattatori solitari e rumorosi dei tre atti attorno ai quali ruota, in modo apparentemente slegato, l’intera impalcatura scenica.
Tre coppie diversamente scoppiate, ma perfettamente e trasparentemente abili, alle prese con difficoltà non certo insormontabili, ma che generano, se distrattamente coltivate e lasciate letalmente crescere, vere e proprie manìe, che solo l’insostenibile leggerezza dell’esistenza riesce a trasformare in inscindibili e insostituibili legami, così forti ed identificativi che nessuno delle vittime/protagonisti riesce più a liberarsene.
Lunetta ed Emilio sono riusciti, con una professionalità carica di studio matto e disperatissimo, ma con sorrisi smaglianti che mai, dico mai, hanno tradito la tensione che nello staff invece si tagliava con il coltello per una promossa e ben augurante prima nazionale, ad entrare nei panni dei vari personaggi con quella semplicità che solo due (bravi) come loro avrebbero potuto incarnare e farsi poi catapultare al di là del palcoscenico per farsi prendere al volo tra le braccia aperte del pubblico. Una platea, quella pistoiese, che non si è risparmiata nemmeno una delle battute e delle macchiette sparate a raffica durante la rappresentazione, salutandole con esplosioni di motivata ilarità e applausi a scena aperta.
Due micro rappresentazioni d’apertura, una molto italiana, l’altra troppo anglosassone (ma l’ha scritta Frayn, onore al merito e ai tempi precorsi, almeno qui da noi), prologo di un terzo lungometraggio nel quale Lunetta ed Emilio crescono esponenzialmente nei loro singoli e rodati ruoli, in una (con)fusione di personaggi, abbigliamenti, umori e culture che sprigionano la commedia dell’equivoco, che non può che felicemente concludersi con un inevitabile vissero tutti felici e contenti, vera giustificazione di ogni accidente tassonomicamente considerato e contemplato. (...) 



WWW.PUNTOELINEAMAGAZINE.IT   27.01.2012
di Paola Raimondi

Leo Muscato dirige in “Due di noi”due popolari attori, che soprattutto lo schermo televisivo ha reso proprio come “due di noi”: Lunetta Savino ed Emilio Solfrizzi, simpatici, frizzanti e a proprio agio nei diversi ruoli che interpretano con bravura.
La commedia, che segna l’esordio teatrale di Michael Frayn (autore diventato famoso più avanti  con “Rumori fuori scena”), risale agli anni ‘70 e vi è tuttora ambientata.
Si compone di tre atti unici, che mettono in gioco tre diverse coppie: un lui e una lei in tre diverse situazioni e periodi di vita, prevedendo appunto un attore e un’attrice soli ad interpretarli. Sembra facile, però…occorrono sicurezza di tenuta, molto brio e la capacità di coinvolgere il pubblico. Operazione riuscita: dal primo atto, dove la coppia si trova in un albergo a Venezia per rivivere momenti romantici e si ritrova invece alle prese con il bimbo neonato che urla insonne e non dà pace; al secondo atto dove la coppia in un momento di relax vive la propria incomunicabilità, al punto che la moglie interloquisce con il piede del marito, quasi avesse vita propria; al terzo atto (il più esagitato dei tre), dove lui e lei, avendo per sbaglio invitato una persona che sarebbe meglio non ci fosse (il perché non vi rivelo ora), si trovano a gestire una situazione imbarazzante; e, per rimediare, creano e ricreano situazioni inverosimili, ma oltremodo comiche.

Risate tra il pubblico dall’inizio alla fine dello spettacolo: il divertimento è assicurato.



WWW.MARENOSTRUM.IT   15.02.2012

“DUE DI NOI”. UN’ONDATA DI DIVERTIMENTO A CAGLIARI

di Daniela Deidda

Questa commedia, scritta più di quarant'anni fa, rappresentò l'esordio teatrale di Michael Frayn, più noto per il grande successo ottenuto con “Rumori fuori scena”.

Inizialmente il pubblico inglese accolse freddamente “Due di noi”, perchè la sua struttura ardita e complessa spaventò, e forse ancora oggi è così, la maggior parte di registi e attori.

Eppure Leo Muscato deve aver avuto un'illuminazione, come solo i registi possono avere. Fortunato poi l'incontro con quelli che sarebbero stati i protagonisti della pièce ovvero Lunetta Savino ed Emilio Solfrizzi addosso ai quali l'opera è stata cucita su misura.

Il risultato è un teatro ad orologeria, con gli attori in scena che sono come due lancette sincrone che si rincorrono, si acchiappano e si avvicendano per far scattare il meccanismo in un'esplosione continua di risate e piacevolezza. Gli ingranaggi sono rodati e il loro ticchettio funziona a meraviglia. Perché il teatro deve essere un flusso armonico che ti strappa alla realtà per catapultarti in un mondo magico.

Lo spettacolo è un inno alla leggerezza che fotografa tre complesse situazioni di coppia ed è giocato come una partita a tennis con un crescendo di rimbalzi ed equilibri interpretativi. L'alchimia tra i due attori raggiunge il parossismo nel terzo atto dove il loro talento si moltiplica tante quante sono le volte in cui i due aprono e chiudono le porte in scena.

La loro fisionomia trasfigura al ritmo delle porte che diventano inconsapevoli protagoniste insieme all'avambraccio del direttore di scena!

Virtuosismo ed empatia, gli ingredienti per una commedia tutta da gustare.