LE BRACI

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foto   SIMONE DONATI / TERRAPROJECT / CONTRASTO

LE BRACI

APPUNTI PER UNA MESSA IN SCENA

di Leo Muscato

 

Due mondi in netta contrapposizione sono i reali protagonisti di questa storia.

Da una parte quello sfarzoso, allegro e vitale dell’impero austro ungarico di fine Ottocento; e dall’altro quello oscuro e triste e depresso della seconda guerra mondiale, quando il mondo è di nuovo in fiamme e gli esseri umani periscono a milioni.

È un viaggio nel tempo, quello che ci viene proposto.

Siamo in un bosco ai piedi dei Carpazi. Le macerie di un castello testimoniano la fine di un fasto che non abita più lì. Henrik, un vecchio, vecchissimo generale, è rinchiuso nella prigione della sua mente alla ricerca di una verità che conosce bene, ma che fatica ad accettare. Come la fiamma di una candela sbatacchiata dal vento cerca di rimanere accesa finché occorre fare luce, così il generale esiste e resiste in quel castello, aiutato dalla sua vecchissima balia che gli fa quasi da paralume. Troppe domande gli vivono in testa, ed è deciso ad aspettare delle risposte che lo convincano e che solo una persona può dargli. E il generale è lì che l’aspetta, da sempre. Dopo quarantuno anni, finalmente una lettera: Konrad, il suo vecchio amico è tornato; è in città e chiede di essere ricevuto. È l’inizio di un viaggio nella memoria; d’un  passato che ritorna e riporta momenti, a volte bellissimi, altre strazianti.

Una serie di flashback ci portano avanti  e indietro nel tempo.

I due vecchi adesso sono dei giovanissimi cadetti, due ragazzi uniti da un legame speciale che li rende unici e solidali. Due intimi amici, diversi per carattere, interessi e provenienze sociali. Due opposti che si attraggono fino a diventare un’anima sola.

Vediamo una bellissima ragazza, Kristina, amante della musica e della bella vita, che finirà per innamorarsi di entrambi, e amarli tutti e due, di un amore diverso, ma sincero e senza riserve.

Sono sedici quadri che entrano l’uno nell’altro, alternando il presente al passato. Ma questo passato non si manifesta con cadenza cronologica: lo spettatore viene sollecitato a fare dei collegamenti che, solo alla fine, lo metteranno in condizione di ricostruire i fatti.

È un viaggio nel tempo, si diceva. E ogni tuffo nel passato, disvela i tre protagonisti in situazioni extra-ordinarie, sempre in bilico sulle corde tese dell’emotività.

La musica e il libretto impongono una netta differenziazione dei due mondi evocati. Lo spartiacque tra giovinezza e crepuscolo della vita non tollera sconfinamenti. Da una parte vi è energia, vivacità, prestanza fisica; dall’altra, lentezza, pesantezza e la fragilità dei corpi stanchi.

Era necessario riuscire a trovare una sintesi visiva che potesse far convivere i boschi dei Carpazi, e il Castello in cui Henrik si è rinchiuso. Ma allo stesso tempo, questo spazio, doveva poter ospitare sia il presente che il passato. Per questo, abbiamo immaginato un luogo che, grazie a semplici giochi di luce e al differente modo d’abitarlo, potesse evocare sia lo sfarzo lussuoso della società viennese fin de siècle, col suo corredo di mondanità e aspirazioni, che la fine stessa di quel mondo, disfatto e devastato dalla guerra.

Ma se il tempo è scritto nella storia, nei suoi eventi, sulle mappe geografiche che i corpi disegnano, è nelle menti degli uomini e nei loro cuori che si confonde, si prende le sue libertà, sconfina.

Così, quando i due vecchi si ritrovano di nuovo insieme e a stento si riconoscono, i loro ricordi prendono vita, e irrompe la giovinezza.

Henrik e Konrad si trasformano in osservatori muti di fatti accaduti loro nel passato e che, a distanza di anni, assumono un peso diverso Potessero intervenire e modificarli, forse lo farebbero. Ma è proprio in quell’impossibilità che si annida il fuoco che tiene vive le braci, e queste rimarranno accese finché Henrik non avrà ottenuto delle risposte, perché… “alle domande più importanti si finisce sempre per rispondere con l’intera esistenza”. 

 

LE BRACI

music and libretto by MARCO TUTINO
after Sándor Márai
 

stage director   LEO MUSCATO

set designer   TIZIANO SANTI
costume designer   SILVIA AYMONINO

light designer  ALESSANDRO VERAZZI
assistant director SELENE FARINELLI

 

conductor FRANCESCO CILLUFFO
 

with
Henrik   ROBERTO SCANDIUZZI

Konrad   ALFONSO ANTONIOZZI
Kristina   ANGELA NISI
Giovane Konrad   DAVIDE GIUSTI
Giovane Henrik   KRISTIAN LINDROOS

Nini   ROMINA TOMASONI
 

and with
the Dancer of Fattoria Vittadini:
CHIARA AMEGLIO, MATTIA AGATIELLO, CESARE BENEDETTI
coreography di MATTIA AGATIELLO

 

photo by  SIMONE DONATI / TERRAPROJECT / CONTRASTO

 

Orchestra del Maggio Musicale Fiorentino

production

FESTIVAL DELLA VALLE D’ITRIA

FONDAZIONE DEL TEATRO DEL MAGGIO MUSICALE FIORENTINO